
Non è il tempo di ripetere quello che i lettori di queste righe già sanno a menadito: l’importanza della Lirica come patrimonio immateriale dell’umanità e come patrimonio culturale storico identitario dell’Italia intera sin da prima della sua unificazione.
Non è nemmeno il caso di entrare nel dettaglio di quello che sta succedendo al Maggio Musicale Fiorentino, una delle realtà più importanti per l’intera cultura italiana.
Basti ricordare che la Fondazione Maggio Musicale Fiorentino versa in problemi economici grossi ed è stata commissariata. Ora il commissario straordinario ha visto i conti e sostiene che ci si trova davanti a due e due sole strade possibili: o la revoca più o meno totale dell’integrativo dei dipendenti, o la liquidazione della Fondazione.
Come si trattasse di un “tertium non datur”, una specie di rasoio di Occam. O accettate di dimezzarvi lo stipendio o si chiude.
E allora è il tempo di vedere se è vero che non esiste una terza via; è il tempo di provare veramente a capire se non ci sia invece una terza possibilità che non preveda la sciagurata fine di questa preziosa istituzione con il degradamento a Firenze a sede di un normale teatro di tradizione come tanti ce n’è.
Un progetto si fa evidenziando quali obiettivi raggiungere, quali strategie utilizzare e quali risorse da mettere in campo.
- Obiettivi
- Strategie
- Risorse
In quest’ordine. Quindi iniziamo.
Obiettivo:
- far sì che il Maggio Musicale Fiorentino non chiuda, che non venga liquidata una delle realtà più importanti della storia italiana fin dalla sua nascita. Che non si perdano le straordinarie capacità produttive delle sue maestranze, che hanno firmato alcune tra le più importanti messe in scena di opere liriche degli ultimi cento anni.
Strategie:
Tutte le strategie possibili per centrare l’obiettivo sopra riportato si possono riassumere in una sola:
Riportare il Maggio al ruolo di preminenza nel dibattito culturale contemporaneo mondiale che gli compete.
Il Maggio si faccia promotore da subito dell’allestimento di una stagione con il contributo gratuito dei più grandi artisti figurativi e architetti del mondo che si impegnino a realizzare fondali, costumi, disegni da proiettare e quant’altro possa essere utilizzato per una stagione ricca di offerte nuove, importanti e originali, che faccia parlare del Maggio in tutto il mondo. Queste personalità dovrebbero impegnarsi a dare il loro contributo a titolo gratuito, in cambio di prestigio e visibilità che darebbe loro il contributo alla salvezza del Teatro di Firenze, e in cambio dell’onore di legare il loro nome ad un progetto di respiro epocale.
Per fare questo il Maggio Musicale Fiorentino potrà giovarsi del prestigio delle numerose personalità che operano a Firenze a cominciare dal prestigio mondiale indiscusso del Maestro Zubin Mehta, per continuare agli amministratori e titolari delle prestigiose firme della moda, del food, dell’hotelerie e altri, tutte conosciute nei cinque continenti. Queste personalità potrebbero venire coinvolte non per un semplice fundrising ( o quantomeno non solo ) ma per avvicinare le personalità artistiche da coinvolgere per questa operazione di rinascita e in qualche modo da fare da garanti per l’operazione.
Non si tratta di una cosa impossibile né che necessita di molto tempo per la preparazione. Basta solo che la Fondazione attivi tutte le potenzialità che già si trovano al suo interno, oltre agli amici del Teatro e di Firenze tutta. Una serie di stagioni di nuovi allestimenti di costo estremamente ridotto dei quali però si parli in tutto il mondo e che possano venire scambiati e noleggiati da altri teatri.
Si tratta di riportare il Maggio ad essere quello che era stato fino alla seconda metà del novecento: un laboratorio di proposta e di elaborazione artistica della contemporaneità.
Identificare quali siano questi grandi artisti e queste grandi firme della architettura e della arte figurativa mondiale da contattare e da coinvolgere non spetta certo a me, ma forse non è difficile per nessuno provare a buttare giù una wish list per questa operazione:
Alla rinfusa fra artisti, architetti, illustratori ed altro, mi vengono in mente alcuni nomi fra i più conosciuti a livello mondiale:
Jeff Koons, Damien Hirst, Maurizio Cattelan, David Hockney, Gerhard Richter, Mimmo Paladino, Renzo Piano, Santiago Calatrava , Frank Gehry, Norman Foster, Zaha Hadid, Kengo Kuma, Tadao Ando, Wang Shu, Ai Weiwei, Anish Kapoor, Kseniya Simonova, Takashi Murakami, Roberto Capucci, Giorgio Armani, Valentino, Roberto Cavalli, Shilpa Gupta, Otolith group, Banksy,
Ma sicuramente la lista risulta virtualmente infinita, a seconda delle disponibilità e delle fantasie da mettere in campo per questa operazione.
Le persone che ho qui sopra elencato, sono sicuro, sarebbero tutti disposti ad aderire ad un piano siffatto con dei precisi obiettivi artistici e virtuosi dal punto di vista sociale: contribuire alla salvezza di un teatro.
Altre strategie da mettere in campo per raggiungere l’obiettivo, ci sono e sono più usuali visto che attengono più all’area dei risparmi della gestione virtuosa, che non a quella delle idee innovative. Alcuni esempi.
- Aumentare le aperture di sipario per incrementare i contributi FUS e introiti da biglietti.
- Commisurare il costo dei cachet artistici a recita in proporzione alle possibilità di incasso della serata.
- Attivare una politica di repertorio simile alla attività artistica di tutte le altre opera house del mondo (tranne le italiane, stranamente) in modo da amortizzare negli anni le spese della produzione.
Risorse:
Le risorse necessarie e indispensabili per realizzare un piano di rilancio del Maggio Musicale Fiorentino sono varie. Alcune di queste sono già disponibili, altre sono da reperire.
- Forza lavoro artistica qualificata
Già abbondantemente disponibile all’interno della Fondazione.
- Il Brand Firenze o Florence.
Disponibile gratuitamente.
Il Maggio Musicale si può avvalere per pubblicizzare le sue attività e iniziative di uno dei marchi più conosciuti al mondo: Firenze. Immediatamente associato al marchio Firenze nel mondo vi è associato il nome dell’Italia e della italianità (arte, moda, cultura, ecc.). Avere la disponibilità di un marchio come Firenze vuol dire risparmiare milioni di euro l’anno potendolo utilizzare senza pagare royalties a nessuno.
- L’incoming turistico con bacino di utenza sempre presente.
Legato al brand principale da spendere, vi è l’enorme bacino di incoming turistico da sempre disponibile a Firenze e in Toscana. L’attivazione di recite o di concerti con selezioni operistiche dei brani più famosi in orari differenti dagli usuali (ad esempio), per intercettare quel tipo di pubblico turistico alla costante ricerca dell’esprit autentico della Tuscany e di Florence.
- La storia del Maggio Musicale.
Risorsa inesauribile alla quale attingere.
Perché l’abbiamo ricordato prima. C’è stato un tempo in cui Firenze, a differenza di oggi, era pienamente cosciente del potenziale evocativo mondiale del suo marchio e della suggestione che la sua storia e le sue bellezze suscitano. Fu proprio in quel tempo che il Maggio Musicale si radicò artisticamente nel suo tempo, proprio come dovrebbe e potrebbe fare oggi a pieno titolo. La storia stessa del Maggio Musicale Fiorentino sarebbe una risorsa da spendere in questo momento.
Pensate solo alla possibile riproposizione di alcuni degli storici allestimenti dell’età d’oro del maggio, pensate alla possibilità di far nuovamente contaminare gli stessi titoli di quelle stagioni memorabili da artisti contemporanei.
- Risorse economiche:
Occorre una politica di emergenza e una di lungo respiro.
Quella di lungo respiro è data dall’incremento del numero di alzate di sipario che produrranno incrementi delle relative quote FUS relative, dalla maggiore attenzione agli incassi commisurando le spese dei cachet a sera con quello degli incassi possibili, dalla identificazione precisa del break even point di ogni allestimento in modo da poterlo inserire in programmazione con maggior forza negli anni a seguire proprio quando produrrà gli utili maggiori, dalla identificazione parimenti del BEP dell’intera stagione per poterne correggere in corsa l’offerta modulata in numero di recite e prestigio degli interpreti, dal progressivo raggiungere una autonomia degli organici che consenta di mettere in scena più allestimenti contemporaneamente (in spazi diversi magari), ecc, ecc.
Ma l’urgenza più grave è quella del breve periodo. Le gestioni passate e soprattutto gli sciagurati tagli dei governi nazionali negli anni hanno fatto sì che ora ci sia l’urgenza di trovare dei denari immediati e freschi per scongiurare quella che il commissario ritiene l’unica prospettiva possibile davanti alla negazione della disponibilità dei lavoratori del Maggio a farsi dimezzare lo stipendio. La chiusura.
Allora un metodo per rastrellare denaro fresco ci sarebbe. Un po’ folle, ma potrebbe funzionare.
Abbiamo detto come il Maggio dovrebbe attivare una stagione con il contributo gratuito dei più grandi artisti del mondo. Ebbene, io sono convinto che davanti a un progetto preciso e concreto come questo, si troverebbero in breve tempo dei contributori privati disposti a mettere sul piatto dei denari necessari a cominciare. Badate che con le potenzialità “in house” del Maggio i soldi necessari per iniziare una stagione di grande respiro e di grande risonanza come questa non sarebbero troppi. A occhio (ma nemmeno tanto) direi che con due milioni e mezzo/tre di euro (e il contributo gratuito degli artisti di fama) si potrebbero allestire dai cinque ai sei titoli d’opera più due balletti e sinfonico. Poco meno o poco più.
Sarebbe un patto fra contributori privati e Fondazione: “Vediamo se riusciamo ad avviare il rilancio del Maggio”. I privati ci metterebbero le quote necessarie alla stagione. Il Maggio in cambio proverebbe a utilizzare queste somme SOLO E UNICAMENTE per allestire la stagione di rilancio. La Fondazione avrebbe così il vantaggio di alleggerirsi il bilancio, di poter continuare ad avere tutto il personale necessario al progetto senza tagliare o tagliando le contribuzioni solo in minima parte e di prendersi tutti i vantaggi del punteggio FUS incrementato, dello sbigliettamento e del nome del Maggio che farebbe con forza il giro del mondo con un rientro pubblicitario moltiplicatore.
Insomma, i fondi privati che si potrebbero trovare potrebbero addirittura rappresentare un leverage economico che porterebbe già dalla seconda stagione nuovi apporti economici e nuovi benefici strutturali.
Senza considerare che molti degli artisti e degli architetti coinvolti nel progetto di rinascita probabilmente sarebbero anche disposti a contribuire direttamente con delle quote in denaro (andate a controllare a quanto vengono battute le loro opere alle aste di tutto il mondo).
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Tutto questo vuole essere un contributo alla difficoltà della situazione. Bisogna combattere sempre duramente per mantenere in vita i teatri, qualsiasi teatro, ma in special modo i teatri stabili, che sono presidio irrinunciabile per i cittadini tutti.
La lotta per mantenere in vita il Maggio Musicale Fiorentino è sì (giustamente) la lotta dei lavoratori per mantenere il loro posto di lavoro, ma è ancor più la lotta dei cittadini di Firenze per non perdere questa risorsa del loro territorio, è lotta degli italiani tutti per non perdere un pezzo così importante della storia del nostro Paese ed è parimenti una lotta di tutti i cittadini del mondo che abbiano a cuore la cultura e il patrimonio che questa rappresenta per tutti.
Una lotta, prima che per noi o per i nostri amici lavoratori del Maggio, per i nostri figli.
Una lotta per il futuro. Direi che ne vale la pena.
Gianluca Floris
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