La Repubblica Italiana, la Costituzione e il Teatro Lirico

L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia ha tenuto il 2 giugno 2012 a Cagliari una manifestazione per festeggiare la Repubblica e la Costituzione.
Il vicepresidente dell’ANPI di Cagliari, Vito Biolchini, mi ha inviato a partecipare con un contributo a piacere
Io ho portato questo testo, che ho letto in forma vagamente drammatizzata con il mio amico Elio Turno Arthemalle a farmi da sapiente spalla.

Il gioco era questo: cosa ci faceva Gianluca Floris, l’artista lirico, a parlare della Costituzione? Ebbene, io ho voluto dire che, secondo me, nel Teatro Lirico vengono messi in pratica e realizzati tutti i principi fondamentali della nostra Costituzione.

Art. 1
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

In effetti la sovranità anche nella lirica appartiene al popolo, sia che si consideri il popolo come il pubblico che come le masse lavoratrici.
Nel caso del pubblico il nostro inchino alla fine della rappresentazione è proprio un inchino a chi in teatro è sovrano.
Il pubblico è così tanto sovrano in teatro da condizionare ogni momento della sua vita. La destra e la sinistra infatti per noi sul palco si invertono.
Quando il regista ti dice «spostati un po’ più a destra» intende sempre dire la destra dello spettatore: la tua sinistra,
Il pubblico esercita il suo potere in tanti modi in teatro. Intanto decidendo di andarci o di non andarci. Un teatro senza pubblico muore.
Poi esprime approvazione o disappunto. Diciamo che se un artista sul palco dimostra di essere sgradito al suo pubblico, sarà difficile che gli si permetta di riesibirsi.
Se il pubblico si incazza tutto può succedere. Se il pubblico si incazza molto, lo fa nelle forme e nei limiti della costituzione, cioè fischiando e buando.
Se il pubblico si incazza moltissimo, lo fa con una resistenza attiva, e cioè tirando oggetti, aspettandoti fuori dai camerini… insomma, esercita sempre la sua sovranità, il popolo.
Ma la sovranità appartiene al popolo anche se si considera come popolo del teatro le masse dei lavoratori.
A Cagliari al Lirico è successo che quando il popolo ha scoperto che gli amministratori stavano danneggiando il teatro, la loro casa, si sono ribellati, sono scesi in occupazione e hanno mandato via la classe dirigente.
Poi è successo che c’è stato un cambio di classe dirigente e è arrivato un amministratore non all’altezza della situazione, che creava danni al teatro.
Il popolo dei lavoratori del teatro ha mandato via anche quest’ultimo.
E, se anche il prossimo dimostrerà di non essere all’altezza del compito verrà mandato a casa perché così succede quando il popolo si incazza.
Per questo è importante che la classe dirigente di un Teatro o di una Repubblica sia scelta con criteri di competenza e di trasparenza. Perché se no il popolo si incazza.
Se si incazza molto, lo fa nei limiti e nelle forme della costituzione. Se si incazza moltissimo il popolo lo fa in altre forme, come quello della resistenza.

Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

In primo luogo il diritto all’espressione, ad esprimersi come artista, come interprete, come autore è un diritto che il Teatro garantisce. È uno dei diritti fondamentali dell’uomo. I bambini lo fanno naturalmente dalla nascita: dipingono, ballano, cantano, recitano. L’arte nasce con l’uomo e non sarebbe pensabile negargli la possibilità di farlo. Un bambino al quale non permettete di esprimersi artisticamente cresce poco intelligente. L’uomo per essere uomo, fa l’artista. Primo dei diritti dell’uomo è la possibilità di evolversi e il Teatro garantisce questa possibilità sia agli artisti che agli spettatori. Un tempo solo i ricchi nobili avevano il diritto di sollazzarsi con il teatro ma ora è diventato un diritto di tutti. I teatri prendono soldi pubblici per offrire a tutti i cittadini l’accesso alla cultura, a quella forma di cultura.
Quando un teatro prende un sacco di soldi pubblici deve restituire spettacoli, attività per tutti.
Poi il teatro richiede l’adempimento di doveri inderogabili come lo studio, la congruità tecnica. Essere intonati, andare a tempo, muovere e fissare le scene in maniera ottimale… Adempimento dei propri doveri è vitale nel teatro. Esattamente come dice la nostra Costituzione.

Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale in teatro e sono uguali senza distinzione di sesso, razza, lingua o religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. In questo la vita in teatro è perfettamente calzante e rispondente.Anzi in Teatro questa affermazione è vera, mentre nella realtà della politica non sempre lo è.
È compito del Teatro rimuovere gli ostacoli che impediscano il pieno sviluppo della persona umana.
Se qui per persona umana intendiamo l’artista o il lavoratore del teatro, il ruolo del teatro è senz’altro quello di permettergli di svolgere al meglio il suo lavoro, se invece stiamo parlando del pubblico è senz’altro compito del teatro mettere in grado chiunque di godere delle messe in scena e di tutte le attività. Anzi è il suo scopo principale.
La partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione del Teatro direi che più che poter avvenire, DEVE necessariamente avvenire perché se no il Teatro non funziona. Quando vediamo teatri gestiti senza il coinvolgimento o l’informazione ai lavoratori, abbiamo teatri che in poco tempo smettono di funzionare. Il teatro è uno degli strumenti più importanti che consentono la crescita e l’educazione continua delle persone e quindi consente il pieno sviluppo della persona umana. Chi è abituato a fruire del teatro, dei testi e delle rappresentazioni, risulta più intelligente, più creativo, più capace di leggere la realtà. Diventa un uomo migliore. Non è un caso che le ideologie umanistiche e socialiste abbiano da subito previsto il fatto che ogni persona di qualsiasi censo avesse il diritto ad entrare a teatro. Il ruolo del Teatro Massimo (il teatro più importante della città) era proprio quello: di portare il maggior numero di persone possibile a teatro come forma di erudizione popolare. Mentre i nobili e i potenti occupavano i palchi, la platea e il loggione erano affollati di persone del popolo presso i quali la Lirica divenne la forma di spettacolo più diffusa prima dell’avvento del cinema.
È coi palcoscenici della Lirica che la lingua italiana ha avuto diffusione fra gli analfabeti, è grazie alla Lirica che i ricchi e i poveri iniziarono a frequentare il medesimo luogo e ad applaudire i medesimi palpiti.
A Palermo sul frontone del Teatro Massimo c’è la scritta “L’ARTE RINNOVA I POPOLI E NE RIVELA LAVITA. VANO DELLE SCENE IL DILETTO OVE NON MIRI A PREPARAR L’AVVENIRE”.

 Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

All’interno del Teatro lirico puoi fare il cantante, il musicista, il danzatore, il mimo, l’attore, il regista, lo scenografo, l’operaio, il modellatore, il parrucchiere, il truccatore, il sarto, il Maestro, il calzolaio, la maschera, l’usciere, il contabile, il giornalista, il fotografo, l’archivista, lo studioso, il manager, il trasportatore e tanti altri mestieri che ora non mi vengono in mente ma che pure esistono. È uno dei luoghi che riesce a raccogliere i più diversi talenti e le differenti funzioni per concorrere tutti insieme ad un unico fine.
E tutti nel Teatro, come dice la costituzione, hanno il DOVERE di svolgere un ruolo o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale di tutti.

Art. 5
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.

Anche il Teatro lirico, per funzionare, deve decentrare obbligatoriamente alcune decisioni e alcuni controlli dei centri di spesa. La direzione degli allestimenti deve avere un suo budget prefissato da gestire in autonomia, così come la direzione artistica, la direzione di produzione. Quando questo non accade e si cerca di centralizzare tutto – come al Lirico in questi due anni – il Teatro si blocca e non funziona più. Poi per mettere in scena uno spettacolo si lavora usando proprio il principio del decentramento. Il regista fra le prove di regia, il direttore fa le musicali, lo scenografo fa le scene e il costumista i costumi. Ognuno in totale autonomia.
Solo dopo, i centri decentrati concorrono con quello che hanno prodotto a portare il loro contributo per il risultato finale. Che è sempre migliore, tantopiù c’è stato decentramento.

Art. 6
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Beh non ne parliamo. Sono anni che al Lirico di Cagliari, per esempio,  si fanno opere in russo e in cecoslovacco e sono ormai anni che non abbiamo nei magazzini un’opera del grande repertorio italiano di quelle che si mettono in scena in tutto il mondo. Più di noi nessuno ha tutelato le minoranze linguistiche. C’è poi da dire che, quando i teatri italiani vanno in trasferta per il mondo, portano in giro anche e soprattutto le testimonianze delle loro lingue di provenienza.

Art.7
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

Stato e chiesa sono indipendenti e sovrani, figurati Teatro e chiesa quanto sono indipendenti. Anzi, devo dire che a volte è la chiesa coi suoi riti a saccheggiare l’esperienza del teatro. Per pensare a quanto il Teatro non dipenda per nulla dalla Chiesa, basti pensare al motivo per cui il viola sul palcoscenico porta sfiga.
Quando era la Chiesa a comandare, aveva vietato gli spettacoli teatrali (considerati vicini al demonio) durante il periodo della quaresima, quando i preti vestono di viola. I teatri ed i guitti in quei quaranta giorni pativano la fame. Da allora è passato molto tempo ma devo notare che le processioni clericali nelle opere liriche portano veramente e sinceramente sfiga e sono sempre drammaturgicamente prodromo di sciagure e lutti.
Eppure c’è un’unica contiguità fra il Teatro e la Chiesa. Come in chiesa, anche in teatro noi uomini ci si toglie il cappello quando si entra. Sono due sacralità differenti, ma entrambe di intensità pronunciata.

Art. 8
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

Anche nel Teatro Lirico lo sono. Ci sono opere rappresentate con in scena cattolici, musulmani, ebrei, assiri, egiziani, e chissà quanti altri. In nessun posto come nella lirica le religioni hanno tutte diritto di cittadinanza. Per non parlare di artisti e operai di diverse confessioni che da sempre partecipano alla messa in scena e alle lavorazioni degli allestimenti. La casa del teatro è per tutti. Proprio come la Costituzione prevede sia la nostra Repubblica.

Art. 9
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Sullo sviluppo della Cultura e la ricerca scientifica e tecnica, direi che non ci sono dubbi. Il Teatro Lirico questo lo fa alla grande. Anche la tutela del patrimonio storico e artistico della nazione.
Sulla tutela del paesaggio un tempo era vero, poi sono arrivati gli architetti moderni che hanno costruito i teatri in cemento anziché in legno e tutto è cambiato.
Direi che anche da quel punto di vista il teatro imita la Nostra Repubblica: anche la Repubblica Italiana in fatto di tutela del paesaggio non se la passa poi così bene….

Art. 10
L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.

Il problema viene trattato dal teatro Lirico in maniera ancora più radicale e drastica. In teatro non esistono stranieri, non esistono nazionalità. L’appartenenza richiesta è quella agli esseri viventi. Non ci sono stranieri in teatro. O meglio, l’unico straniero in teatro è l’artista scarso e l’incapace in generale. Tutti gli altri sono i benvenuti e invitati a farne la loro casa.

Art. 11
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Il Teatro rappresenta la vita e quindi rappresenta anche la guerra e la limitazione della libertà di un popolo sull’altro. Specialmente la grande tradizione dell’ottocento romantico italiano. Verdi, mentre lavorava come propagandista delle istanze risorgimentali italiane, metteva in scena di continuo la guerra e l’oppressione di un popolo sull’altro e sempre alla fine i popoli oppressi vincevano.
In teatro non c’è nessuno spazio per la guerra vera, il teatro si può fare solo se c’è collaborazione vera e autentica, se no non si può andare in scena.
E poi la guerra, l’oppressione e la violenza, se le metti in scena, le esorcizzi catarticamente.
Quindi dire che il Teatro ripudia la guerra è pienamente calzante. Si potrebbe aggiungere che oggi dove c’è la guerra, i teatri non ci sono.

Art. 12
La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

Anche il Teatro Lirico ha una bandiera ed è il sipario. La bandiera sventola e garrisce mentre il sipario si apre e si chiude ma la loro funzione è uguale. Tutti e due segnalano la vita dell’istituzione della quale sono simbolo. Una bandiera che non viene mai esposta è simbolo di una istituzione ormai morta e senza significato.
Un sipario inutilizzato è indice di un teatro morto.
I simboli sono importanti perché simbolo vuol dire “Mettere insieme”.
La bandiera svolge la funzione di mettere insieme tutti nel nome della nostra Repubblica, il sipario mette insieme noi artisti e lavoratori con il nostro pubblico.

Gianluca Floris

P.S.
Questo articolo si ricollega ad un altro che avevo scritto tempo fa sul mio bolg personale e che potrete leggere cliccando qui

 

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