Le macerie culturali – Un mio intervento.

Le macerie sulle quali siamo chiamati a ricostruire la nostra società sono soprattutto macerie culturali. Veniamo da anni durante i quali abbiamo demolito tutto quello che di buono avevamo. Abbiamo demolito la fiducia nelle istituzioni, abbiamo demolito la buona educazione finanche nelle dichiarazioni dei politici, abbiamo demolito passo dopo passo tutto il nostro patrimonio culturale. Queste macerie hanno fatto del nostro paese un luogo meno attraente per gli investimenti ma anche per i nostri figli.

Si è diuturnamente demolito il ruolo della cultura nella vita di tutti i giorni. Da presidio democratico quale era, da prezioso diritto e strumento per l’educazione permanente di cittadini responsabili, la cultura è diventata mero esercizio di gestione finanziaria e manageriale. Nel nome di basta con gli sprechi del settore culturale non si è provveduto, come si sarebbe dovuto, ad amministrare meglio i nostri presìdi, ma ci siamo limitati a togliere i fondi facendoli collassare tutti: dai siti archeologici, alle biblioteche, ai teatri.

La devastazione assoluta che abbiamo davanti agli occhi è soprattutto quella di aver convinto i cittadini che la cultura è in più, che esistono altre priorità. Da questa devastazione sarà difficile risollevarci, perché sono macerie entrate così tanto sotto la pelle degli italiani tutti che tutte le politiche di qualsiasi parte politica portano a tagli su tagli e alla fatidica frase: non abbiamo soldi per la cultura. I vari patti di stabilità e l’incapacità di spendere i fondi europei, hanno fatto il resto.

Fiorenzo Alfieri, ex assessore alla cultura di Torino nella allora giunta Chiamparino, sul Giornale dell’Arte dello scorso mese si pone una domanda: Che senso ha dichiarare che la cultura è una priorità della azione politica di una amministrazione quando anno per anno si diminuisce la percentuale del bilancio dedicata al settore?
Questo il problema: la
percentuale. Abbiamo meno soldi è una frase esatta ma è riferita ai soldi che il Comune ha disponibili per tutti i suoi capitoli di spesa. Il problema è che per la cultura ci sono sempre pochi soldi in percentuale nel bilancio. Questo perché gli amministratori non ritengono una priorità la cultura, anche se se ne riempiono la bocca, e Cagliari non fa eccezione. La più grande devastazione che ci ha lasciato l’ultimo ventennio è stata la convinzione che destinare soldi alla cultura fosse darli a dei parassiti (gli artisti e gli operatori) che facevano la bella vita a sbafo. La maceria che ci troviamo davanti oggi è la convinzione diffusa che sia ora di finirla con le elargizioni (le chiamano così oggi) alle compagnie teatrali, a chi fa interventi nelle scuole, nelle carceri, a chi offre al pubblico letture autoriali e di sperimentazione, a chi si permette di leggere con autonomia ed originalità il presente. È ora di finirla con l’arte, è ora di finirla con la cultura.
Le macerie sulle quali dobbiamo operare oggi è il fraintendimento
cultura=spettacolo. Il calcio e i concerti rock vengono messi sullo stesso piano di chi mantiene il patrimonio italiano ed europeo della musica dotta, o di chi mette in scena testi di capisaldi della cultura contemporanea o del novecento o che si occupa di dar voce agli autori della nostra contemporaneità.

Non abbiamo miniere, non abbiamo petrolio, non abbiamo industria. Per costruire il futuro non ci restano che la cultura e l’ambiente. Ma non ci crede più nessuno, nemmeno i giovani, purtroppo. C’è tanto da fare, davvero.

 Gianluca Floris

 

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