I problemi del Lirico di Cagliari spiegati chiaramente.

La Fondazione Teatro Lirico di Cagliari

È l’unica Opera House stabile presente sul territorio regionale. Assorbe più di 21 milioni di euro l’anno di contributi pubblici ed ha masse artistiche e tecniche stipendiate tutto l’anno, assunte a tempo indeterminato. Potrebbe e dovrebbe quindi lavorare aprendo il sipario tutte le settimane dell’anno offrendo spettacoli ai cittadini tutti.

Purtroppo il Lirico di Cagliari sta di anno in anno riducendo le sue potenzialità produttive e di offerta di spettacoli e di allestimenti.

I fatti ad oggi:

Il Lirico di Cagliari ha varato, sotto la nuova sovrintendenza del dott. Di Benedetto, una stagione lirica e di balletto che prevede la messa in scena di allestimenti prodotti da altre strutture. In particolare:

– Una “Traviata” di G.Verdi del Teatro Comunale di Bologna

– Una “Napoli milionaria” di Nino Rota del Festival della Valle d’Itria.

– Una “Madama Butterfly” di G.Puccini della Scuola del Comunale di Bologna.

. La “Carmen” di Bizet di proprietà del Lirico di Cagliari.

Eccetto La Carmen, tutte le altre produzioni sono state concesse dai due teatri dove opera come direttore artistico o responsabile Alberto Triola, valente direttore artistico che è stato collaboratore del Dott. DiBenedetto al Carlo Felice di Genova e che il sovrintendente pare voglia nominare in futuro come direttore artistico.

Alberto Triola è senz’altro uno dei direttori artistici da anni più sensibile e competente riguardo all’allestimento di cartelloni prestigiosi.

Il suo intervento è stato senz’altro determinante per permettere al dottor DiBenedetto di ottenere i tre allestimenti a titolo gratuito, anche se sarà necessario spendere comunque delle risorse per le spedizioni, gli aggiustamenti delle scene, dei costumi, per il noleggio dell’attrezzerie, delle calzature e delle parrucche, perché di  costo zero non si può mai veramente parlare.

Con più di 21 milioni di euro di contributo pubblico, il Lirico di Cagliari si avvia per il 2011 a mettere in scena un numero di allestimenti simile a quello del teatro di Sassari, che però ha solo 1 milione e ottocentomila euro di contributo pubblico.

I problemi:

Innanzitutto occorre che il Lirico di Cagliari aumenti la sua offerta di spettacoli al pubblico, spalmando la sua attività nel corso dell’intero anno solare. Lo richiedono a gran voce l’ingente quantità di risorse pubbliche che impiega, lo richiedono i suoi utenti che hanno il diritto ad avere un teatro che funzioni tutte le settimane dell’anno.

La politica del sovrintendente dott. Di Benedetto presenta il fondamentale difetto di non utilizzare le strutture produttive del teatro di Cagliari, non utilizzando i suoi laboratori ed i lavoratori che da sempre hanno fatto del Lirico di Cagliari una realtà produttiva apprezzata in ambito internazionale.

Il fatto che il Lirico di Cagliari non produca in casa gli allestimenti, oltre a causare una assenza di ricaduta occupazionale e economica sul territorio, priva il Teatro della possibilità di costituirsi un proprio repertorio di allestimenti da utilizzare negli anni futuri, utile anche per scambi e per coproduzioni nazionali e internazionali.

I laboratori scenografici sono fermi, i laboratori di attrezzeria sono fermi, i laboratori sartoriali sono fermi, i lavoratori di questi reparti sono a casa.

La biglietteria è ancora esternalizzata e questo fatto priva il Teatro del necessario monitoraggio costante della attività, oltre a negare il principale contatto con il pubblico utente e ad impedire una corretta pianificazione delle attività.

Cosa quindi bisognerebbe fare:

Avviare un programma triennale che preveda l’allestimento di almeno quattro nuove produzioni l’anno di produzione esclusiva del Lirico di Cagliari e per questo di costi contenuti per arrivare al terzo anno con un ricco repertorio di titoli di sicuro richiamo da mandare in scena tutti i mesi dell’anno. Questo permetterebbe alla Fondazione di offrire un maggior numero di serate al pubblico e di aumentare l’offerta sul territorio regionale. Questa opzione permetterebbe inoltre di aumentare la ricaduta occupazionale e formativa in seguito alla ritrovata attività produttiva del Teatro.

Coinvolgere le risorse artistiche locali. Sono tanti infatti gli artisti sardi che permetterebbero al teatro di ideare e mandare in scena allestimenti di qualità. Mi vengono in mente tanti nomi fra quelli che conosco direttamente, artisti tutti che hanno una grande esperienza teatrale pluriennale: penso a registi come Lelio Lecis, come Enrico Pau, come Giancarlo Biffi, come Franco Marzocchi, a costumisti come Marco Nateri, come Carla Galleri, penso a cantanti come Alberto Gazale, come Daniela Bruera, come Paoletta Marrocu, come Piero Pretti, come Francesco Demuro, come tanti altri che da anni calcano i palcoscenici di tutto il mondo.

Utilizzare per la stagione sinfonica gli artisti dell’orchestra del Lirico. Moltissime delle loro individualità sono infatti ai vertici qualitativi internazionali e sarebbe per loro strumento di grande crescita potersi confrontare in maniera continuativa col pubblico e con direttori d’orchestra di caratura.

Aprire le prove tutti i giorni alle visite delle scuole, come già accade in altri teatri come ad esempio il Regio di Torino o il Massimo di Palermo. Bisogna che gli studenti del nostro territorio inizino a far conoscenza della macchina Teatro nei suoi aspetti usualmente non visibili al pubblico delle serate. La funzione educativa del Teatro passa necessariamente per il coinvolgimento delle nuove generazioni. In meno di dieci anni si rivela un ritorno economico, quindi di pubblico, sicuro ed efficace.

Riattivare la biglietteria interna del teatro, pur continuando le collaborazioni con box office esterni, con il reintegro dei responsabili licenziati la stagione passata. Erano quelle professionalità, infatti, che permettevano al Lirico di mantenere un ferreo controllo sui numeri e sulle risorse derivanti dall’attività di sbigliettamento e degli abbonamenti. Inoltre senza la riassunzione di quelle professionalità sarebbe impossibile attivare politiche di incentivo come i LastMinute che in tutti i teatri del mondo danno grandi risultati di pubblico e quindi economico immediato.

Per fare questo:

Per raggiungere questi obiettivi occorre innanzitutto che gli enti pubblici del territorio si assumano le responsabilità in sede di Consiglio di Amministrazione. Il Comune di Cagliari per legge ha nel sindaco il Presidente della Fondazione. Fino ad oggi, però, il Comune di Cagliari non ha mai nominato i due consiglieri previsti in quota, privando così la Fondazione di una vera incisività di indirizzo nei numeri e nel merito.

Poi occorre che la Sovrintendenza faccia proprie queste urgenze e che si attivi immediatamente per porle in atto.

A tale scopo è indispensabile che qualsiasi direttore artistico venga nominato (è una consulenza autonoma della Sovrintendenza) sia intenzionato a lavorare nella direzione di questi obiettivi specifici.

Perché farlo:

Tutto questo si rende indispensabile per evitare che il Lirico di Cagliari diventi un teatro a scartamento ridotto, che si limita a mettere in scena produzioni altrui, che lasci morire le sue potenzialità produttive, occupazionali e di volano economico per la comunità.

Gianluca Floris

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