Ho capito una cosa sulla destra italiana di Libero

Stamattina, come accade spesso, al risveglio ascoltavo alla radio la rassegna stampa dei giornali. Colui che conduceva in studio ha dato lettura di un articolo di Socci su Libero che stigmatizzava l’ipocrisia della sinistra i cui leader e i cui sostenitori spesso avevano patrimoni e tenore di vita a suo dire in contraddizione con gli ideali propugnati.
Perché secondo la destra italiana di Libero, di cui Socci è sostenitore non da oggi,  se uno si dice di sinistra non può, non deve essere ricco. Una affermazione da sempre sulla bocca di tutti coloro che leggono Libero. “Chi si dice sensibile alle esigenze e ai diritti dei meno fortunati, non dovrebbe essere ricco“.
Ma perché la destra italiana di Libero ha sempre accusato di questo chi, pur ricco, si diceva interessato alle sorti delle classi meno agiate e alla pari opportunità sociale?
L’ho capito con chiarezza questa mattina, complice la lucidità data dalla vicinanza ancora al mondo dei sogni, quello dove le idee viaggiano più libere.
La destra italiana di Socci è convinta che se uno si dice sostenitore dei più deboli, deve anche lui essere uno di quei deboli. Se uno si dice interessato alle sorti dei poveri del proprio paese allora deve essere povero e se non lo è deve regalare in beneficenza i suoi averi.
Questo pensa la destra italiana di Libero e di Socci. E perché? Perché per quella destra non è concepibile, ed è quindi ipocrita, che qualcuno abbia interesse alla giustizia sociale anche se non ne riceve direttamente i vantaggi. Mi spiego: la destra italiana ritiene che per aiutare i poveri si debba essere poveri se no diventa una colpa essere ricchi pur avendo quelle idee. Perché la destra italiana ritiene che uno debba avere idee politiche solo ed esclusivamente funzionali al proprio vantaggio personale. La destra italiana di Socci e di Libero prova fastidio nel fatto che una persona possa essere ricca e nel contempo battersi per le pari opportunità sociali, per la scuola e per la sanità pubblica, per la difesa dei deboli, insomma. La destra italiana di Libero è infastidita dal fatto che un uomo possa avere degli ideali non legati in maniera meschina al proprio tornaconto personale.
Questo voleva esprimere Socci su Libero. Ha notato una pagliuzza negli occhi dei progressisti. Questo dà fastidio a Socci e a quelli come lui perché solo il tornaconto personale è la loro guida e sono infastiditi da chi non è come loro.
Quanto alla trave del suo dirsi cristiano (Comunione e Liberazione) e non additare mai invece l’ipocrisia di una chiesa e di un pastore che vive nel lusso di ori, ermellini e banche d’affari, neppure una parola da parte di Socci. Questa è la destra italiana di Libero e di Socci. L’Italia ha sofferto molto il non aver avuto nel dibattito politico nazionale una destra moderna e democratica. Ora vedo che da molte parti se ne sente il bisogno, e spero che sia così. Anche se io sono da sempre di sinistra, socialista negli ideali, umanista nelle convinzioni, ritengo che una destra come quella di Libero e di Socci abbia veramente fatto il suo tempo.
Gianluca Floris

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