La verità sui Teatri Lirici italiani.

Come tutti noi operatori del settore avevamo ampiamente previsto, non è bastato il reintegro del FUS a far sparire i problemi di gestione dei teatri Lirici Italiani. Ci sono ancora dei teatri che non riescono a pagare i fornitori e i debiti pregressi, che non riescono nemmeno a pagare gli artisti che scritturano e che a malapena riescono a pagare gli stipendi ai dipendenti.
Ci sono teatri blasonati e riconosciuti in tutto il mondo che sono costretti a fare le prove di regia con un CD anziché col pianista perché non hanno più nemmeno centocinquanta euro per pagarne uno. E parlo di un teatro che percepisce 41 milioni di contributi pubblici il cui sovrintendente percepisce 200mila euro l’anno di retribuzione.
Ci sono teatri costretti a dire ai registi di “metterci l’avvocato perché soldi per pagarla non ne abbiamo”.
Noi addetti ai lavori sappiamo benissimo quali sono questi teatri e come mai siano in queste condizioni. Noi sappiamo benissimo quanti soldi i teatri spendano per le produzioni e vediamo poi coi nostri occhi di quanto le cifre vengano gonfiate nei rendiconti, arricchendo il totale con voci che dovrebbero gravare su altre parti del bilancio.
Io sono convinto che, come per la scuola o per la sanità,  la grande quantità di denaro pubblico che si spende per il mantenimento di questi teatri debba necessariamente avere una contropartita tangibile per il cittadino, precisa, visibile e verificabile.

1 – Una Opera House che ha delle masse artistiche pagate tutto l’anno deve offrire spettacoli tutto l’anno, deve permettere al suo patrimonio artistico umano e tecnico di esprimersi appieno.

2 – L’Opera House deve necessariamente occuparsi di diventare volano di collaborazione crescita e sviluppo nel territorio sul quale insiste. Deve coinvolgere anche gli artisti e i tecnici del territorio, favorendo l’occupazione e la necessaria formazione, con il continuo confronto con artisti e tecnici di caratura internazionale.

Ma per fare questo, per raggiungere questi due obiettivi, è necessario restituire i teatri ai tecnici, alla gente di teatro, a chi conosce la macchina, a chi ha contatti e credibilità nazionale e internazionale. Solo chi conosce a fondo la macchina teatro nella sua complessità può occuparsi di gestirla con profitto.

Purtroppo al cambio di legge sui teatri lirici italiani non è seguita un cambio delle figure manageriali e gestionali, e dei loro criteri. Si è continuato ad operare infatti ancora alla vecchia maniera, come se si trattasse di enti statali che possono attingere ad libitum alle casse dello Stato.
I sovrintendenti dei teatri oggi in perenne difficoltà sono sempre pronti e ossessionati dalla necessità di aggiungere nuove spese per figure manageriali e amministrative e mai trovano risorse per le questioni fondamentali legate alla “produzione”, spina dorsale di ogni teatro: gli artisti del coro e delle orchestre, i tecnici, i sarti, gli attrezzisti, i macchinisti, biglietteria ecc. ecc.
Questi sovrintendenti continuano invece ad allestire stagioni senza avere la certezza di poterle pagare, senza avere nemmeno gli organici dei settori sufficienti, senza creare patrimonio per il teatro, sfruttando dei borsisti cantanti dilettanti e questo non lo si dovrebbe consentire a nessuno.

A chi non è del mestiere sembrerà strano, ma il motivo per il quale alcuni teatri italiani sono anni che non pagano i fornitori, è che fanno dei bilanci presuntivi farlocchi, che non hanno aderenza con la realtà. Puntualmente questi sovrintendenti continuano come se niente fosse a stipulare contratti con artisti e fornitori sapendo (o non curandosi) del fatto che non potranno essere onorati. E continuano a aumentare i deficit e i buchi di bilancio. Poi si arriva al massimo scoperto consentito e le banche smettono di fare anticipazioni. Quindi si arriva al blocco operativo di qualsiasi operazione, stipendi compresi. E i sovrintendenti come li si punisce per questi comportamenti? Gli si trovano altri teatri da gestire con gli stessi criteri con stipendi da 140, 200 o 319mila euro annui, mica bruscolini. Ecco spiegato perché in Italia ci sono dei teatri lirici al collasso.

Ma che cosa dobbiamo fare? Ci dobbiamo mettere altri soldi pubblici per tappare i soliti buchi? Ancora?
Ma, scusate, voi per salvare dai debiti un vostro amico giocatore d’azzardo gli prestereste dei soldi? Certo che no. Sarebbe come dare la bottiglia ad un alcolizzato.

L’amico lo si salva facendogli cambiare vita, aiutandolo a fare un mutuo per risanare i debiti e curandosi del fatto che con il suo lavoro si occupi di vivere all’altezza del suo tenore di vita possibile.
Così per salvare i Teatri Lirici delle nostre città dobbiamo allontanarli dalle cattive frequentazioni, cambiarne il comportamento operativo e vigilare affinché la gestione sia consona alle possibilità e alle potenzialità.

I politici facciano un passo indietro pretendendo solo massima trasparenza nei conti e budget prefissati per la produzione che non siano sforabili. Ma diano un taglio netto con i personaggi che hanno finora causato il problema principali e lascino il teatro in mano di chi il teatro lo conosce.
È l’unica maniera per uscire dai guai e per restituire i teatri alle nostre città.

Noi operatori lo sappiamo tutti. È ora che se ne rendano conto i politici.

Gianluca Floris.

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