Che i sindaci si decidano a chiuderli, ‘sti teatri lirici.

Se mi prendono dei soldi con le tasse con la scusa che devono far funzionare la scuola, io accetto di buon grado e mi indigno se la scuola non funziona perché mal gestita.

Se mi prendono dei soldi con le tasse con la scusa di far funzionare la sanità. io accetto di buon grado e mi indigno se la sanità non funziona perché mal gestita.

Se mi prendono dei soldi con le tasse con la scusa di far funzionare i teatri lirici, accetto di buon grado e mi indigno se i teatri non funzionano perché mal gestiti.

È quello che sta accadendo in molti (non in tutti) teatri lirici italiani: funzionano male perché sono mal gestiti.

Conosco abbastanza bene la situazione del Lirico di Cagliari perché è casa mia e ho tanti amici che mantengono famiglie con il loro lavoro là dentro. Ma potrei anche parlare della situazione del Teatro di Firenze che conosco grazie ai comunicati sindacali dei miei amici che ci lavorano. Il discorso non cambia.

Una fondazione lirica come Cagliari o Firenze ha a disposizione laboratori e personale per creare “in house” le produzioni e per lavorare bene tutto l’anno. Invece, davanti a delle difficoltà economiche per debiti pregressi da malagestione, si limitano a tagliare il lavoro indispensabile degli aggiunti e dei laboratori, diminuendo i giorni di apertura di sipario, anziché, come sarebbe ovvio, aumentare le serate di incasso facendo produzioni create in casa con poca spesa.

Questi manager da 140 o da 200mila euro l’anno permettono che le decine di milioni l’anno che gli diamo con le nostre tasse, vengano utilizzati per fare stagioni come quelle del teatro di Sassari, che però alla comunità costa sui due milioni l’anno, non 21 o 41milioni come nei due casi sopracitati.

La gestione palesemente inefficace di questi due esempi fa sì che manchino i soldi per le attività normali di prova, che non si possano pagare artisti o cantanti e che, nonostante il blasone delle strutture, ci si rivolga a compagnie di studenti dilettanti per allestire spettacoli che costeranno lo stesso biglietto di una produzione fatta da artisti professionisti. Per intenderci è quello che sta accadendo oggi a Cagliari (mentre il cast con gli studenti a Firenze è offerto a un biglietto di € 15,00).

Nel mentre i miei colleghi professionisti sono a casa senza lavoro, perché in scena ci vanno i ragazzini studenti a borsa di studio da 700 euro al mese (non a recita).

Ora io, che sono un cittadino incazzato perché si usano male i miei soldi, dico questo: io pretendo che i miei soldi siano gestiti bene e voglio che si puniscano le gestioni inadeguate. Se per risparmiare le ASL chiudessero le sale chirurgiche e i pronto soccorso mi incazzerei, se per risparmiare sulla scuola togliessero gli insegnanti mi incazzerei. Ecco perché sono incazzato coi teatri malgestiti: perché diminuiscono la produzione mantenendo gli stessi soldi pubblici nei bilanci.

Mi sembra semplice da capire.

Segnalo poi che i sovrintendenti che palesemente dimostrano di non essere in grado di gestire la situazione, stipulando contratti per i quali sanno di non avere copertura finanziaria, percepiscono stipendi da 140 o da 200 mila euro l’anno. E non ci pensano a dimezzarseli. Anzi, i politici loro shogun li premiano sempre con fiducia anche sbandierata senza vergogna.

Allora io dico: i sindaci presidenti di fondazioni come queste dovrebbero prendere il coraggio a due mani e chiudere la baracca. Una stagione di tre mesi come quella prospettata a Firenze per l’anno prossimo, o una di quattro titoli fatti con l’utilizzo degli studenti a Cagliari, non può costare 21 o 41 milioni. Ne bastano 2 o tre a testa. Che il resto dei miei denari del FUS vada solo ai teatri che dimostrano di saper esistere con produzioni e spettacoli in numero e misura adeguata al nostro impegno.

Gianluca Floris

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