Marina Caffé Noir e gli analfabeti culturali. A chi ci rivolgiamo?

La corazzata Potemkin è una cagata pazzesca!!!

A Cagliari in questi giorni, nel quartiere storico della Marina, si svolge Marina Caffé Noir, uno dei festival di letteratura diventato negli anni uno degli appuntamenti nazionali più interessanti con ospiti di caratura e grande partecipazione del pubblico.
Michela Murgia e Francesco Abate sono stati presenti per i lavori della prima giornata, quella di giovedì 15.
Lamentano i due, nei post di Facebook e nei loro blog, che nel corso dello spettacolo dedicato a Antonio Gramsci di giovedi 15 settembre, gli “spettatori” abbiano rumoreggiato per tutto il tempo parlando d’altro, facendo trillare i telefonini, scambiandosi impressioni su quali fossero le migliori spa cittadine, i parrucchieri più affidabili e raccontandosi le ultime avventure o disavventure personali. Tutto questo ha creato un enorme e costante brusìo che ha impedito a chi era interessato, di ascoltare per bene lo spettacolo.
Su Facebook e sui blog è un tripudio di commenti giustamente indignati che stigmatizzano e denunciano la maleducazione insopportabile imperante.
E anche io mi unisco al coro. La maggior parte delle persone è maleducata e, più esattamente, non educata alla fruizione della cultura. La stragrande maggioranza degli italiani di oggi ha un livello di capacità di ascolto, di fruizione e di analisi di tematiche complesse inferiore alle competenze di un qualsiasi liceale europeo.

Voglio dire, cari Michela, Francesco e cari tutti, che il problema odierno è proprio questo: la stragrande maggioranza degli italiani è analfabeta culturale. Questo sfascio disastroso davanti al quale ci troviamo, è nel contempo causa ed effetto dei nostri mali contemporanei. Perché mai una classe politica dovrebbe essere migliore dei suoi elettori? Noi italiani siamo esattamente quella folla di maleducati e incivili ignoranti che non riuscivano a ascoltare lo spettacolo su Gramsci e che per giunta non si mettevano il problema di disturbare anche quelli che volevano ascoltare.

Allora io dico, questo è il senso di questo post,  che dobbiamo ripensare la nostra maniera di intervenire nel dibattito culturale. Credo che i nostri sforzi debbano necessariamente andare nella direzione di rivolgerci principalmente agli analfabeti della cultura, proprio a coloro il cui comportamento tanto esecriamo.

Credo fermamente che l’accesso alla cultura di tutti i cittadini sia un diritto fondamentale e credo che i luoghi dove si promuove cultura, dove ci si confronta nel suo nome, siano presìdi democratici fondamentali.

Quindi dico: non fermiamoci alla nostra naturale indignazione “davanti all’imperante maleducazione” e iniziamo a pensare che i nostri sforzi si debbano rivolgere principalmente proprio a quel tipo di cittadinanza disastrata e senza strumenti. Sono loro quelli che hanno più bisogno dell’intervento degli operatori di cultura, non certo coloro che già frequentano i libri e le trasmissioni del settore. Dico che dobbiamo rifuggire il rischio di pensare che il nostro lavoro sia rivolto a chi ha strumenti di analisi critica e di ascolto, che dobbiamo sempre rivolgerci a chi quelli strumenti non li ha.
Quanti interventi nelle scuole facciamo? Quanto anteponiamo i nostri appuntamenti “importanti” rispetto a un incontro con i giovani, con un circolo di anziani? So che Michela e Francesco sono più che impegnati nella promozione capillare del loro intervento culturale e sono fra coloro che maggiormente testimoniano questa mia idea di operatore culturale o di intellettuale, ma quanti ritengono più appagante una comparsata mediatica in una trasmissione per addetti ai lavori, rispetto a un laboratorio con dei ragazzini delle medie o con dei professori formatori?
Il ruolo della cultura è rivoluzionario e motore di crescita dei cittadini tutti e lo deve essere soprattutto fra coloro che sono ancora diseducati dopo questi venti anni di disastro culturale (prima ancora che politico) italiano.
È a loro che si deve rivolgere l’intervento culturale, prima che agli altri.

O almeno questo è il mio profondo convincimento. Mi spiace quando “noi intellettuali” esprimiamo fastidio per i cafoni, per i maleducati, per gli ignoranti, per quelli che puzzano in pullmann o in treno, quelli che fanno chiasso commentando il film al cinema nella fila dietro di noi. Credo che non dovremmo farlo perché quella è “la gente“. Pasolini? Gramsci? Steinbeck? John Ford?

Because we are the people” (da Furore).

Gianluca Floris

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