LABORATORIO 5 – Un resoconto a caldo

 

Abbiamo finito da poco più di un’ora e servirà del tempo prima di approntare un serio resoconto. Ma qualcosa ve la posso raccontare.

– Più che il dettaglio di quello che si è detto, la cosa più importante è stato farlo. Un momento di ascolto aperto a tutti gli operatori della cultura per chiedere più attenzione e più risorse per il comparto nella politica dell’Amministrazione locale. E’ stato un autentico momento di democrazia partecipata.

– Un altro punto sottolineato da tutti è che non si può andare avanti come si è fatto finora: con finanziamenti a pioggia che privilegiavano i soliti noti senza ascoltare nessun altro. Con i fondi per la cultura relegati a un avanzo, ridotti negli anni del 90% (avete letto bene: novanta per cento).

– L’economista Alessandro Hinna ha detto alcune cose decisamente notevoli: innanzitutto non è l’economia che può servire alla cultura ma la cultura a essere necessaria all’economia. Poi non dobbiamo nasconderci dietro a un dito pensando che musei, teatri e quant’altro si possano reggere solo sullo sbigliettamento, perché così dovrebbero chiudere tutti e, visto che la cultura è un presidio democratico, non è pensabile.

– Nella gestione degli spazi si deve tener presente che i tagli hanno portato l’intervento pubblico sotto la soglia del pagamento delle spese ordinarie di manutenzione. Se si demanda ai gestori il reperimento di fondi solo nel settore privato si corre il rischio di vedere trasformati gli spazi in concessionarie della Vodafone, perdendo il ruolo.

– Tutti gli operatori di tutti i settori hanno evidenziato come sia indispensabile da parte del Comune una pianificazione triennale certa e sicura per poter pianificare gli interventi, le stagioni e le produzioni.

Tante altre cose sono state dette, alcune di alto profilo e altre forse troppo particolari, ma come ho già detto la cosa più importante è stato farla, questa giornata. C’è molta voglia di ricominciare e anche i più recalcitranti hanno capito che si deve fare sistema. E’ stata una azione di lobbying trasparente all’americana per attirare attenzione sul nostro comparto, inutilmente considerato un “lusso” o un “orpello”.

Alessandro Hinna ha sottolineato come, se si mette la spesa per la cultura in concorrenza con quella per il welfare, sarà sempre il welfare a prevalere. Serve invece la comprensione del fatto che la cultura E’ welfare essa stessa e deve essere sempre garantita anche nei periodi difficili, soprattutto nei momenti di crisi. L’accesso alla cultura per i cittadini è un diritto e un presidio democratico irrinunciabile. La cultura forma ed educa cittadini più responsabili, più consapevoli e più intelligenti.

Storielle non vere ma verosimili che non ho detto in pubblico.

Nel Regno Unito, durante la seconda guerra mondiale, si fece presente a Churchill la necessità di tagliare i fondi alle biblioteche, alla musica e ai teatri del regno per far fronte alla necessaria spesa militare crescente nella guerra contro Hitler. Pare che Sir Winston rispose: “and then, what we are fighting for? E allora per che cosa stiamo combattendo?”

Sempre durante la seconda guerra mondiale, sempre in UK, un generale della RAF pose la seguente domanda ad un regista teatrale: “E lei che cosa fa col suo lavoro per difendere la patria?” Pronto il regista: “Io col mio lavoro rendo la Patria degna di essere difesa.”

“La cultura non può essere la ciliegina sulla torta di una politica Amministrativa: la cultura E’ la torta stessa.”

Quest’ultima l’ho detta, però.

Gianluca Floris

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