Il problema dei bandi per gli spazi culturali a Cagliari

Questo mio pezzo è uscito oggi in prima pagina su Sardegnaquotidiano.
Venerdì 28 ottobre 2011.  

Una delle innovazioni più importanti e di sistema portate dalla giunta Zedda nell’amministrazione della città è stata lo sforzo di esatta mappatura del patrimonio immobiliare del Comune e di conseguente messa a reddito della parte possibile. Niente più immobili di pregio dati in affitto a prezzi irrisori, niente affitti pagati per uffici che potrebbero avere sede negli spazi di proprietà comunale.
Benissimo.
Ma adesso sorge un problema: si stanno approntando (finalmente!) dei bandi regolari pluriennali per la gestione degli spazi culturali cittadini ai quali tutti potranno partecipare secondo le direttive che saranno stabilite dalla Amministrazione. La mia paura è che, nell’individuazione dei canoni di affitto o dei business plan, si valutino questi spazi secondo il loro valore immobiliare. Mi spiego.

Il palazzo Caide in Piazza del Carmine deve essere valutato secondo il suo valore commerciale reale perché il suo utilizzo è commerciale o immobiliare in senso stretto. Ma strutture come il Lazzaretto, la Vetreria, Il Ghetto, l’Exma’, il Castello di San Michele e tutti gli altri, verranno valutate secondo il loro valore immobiliare?
Questa è la mia concreta paura e mi auguro che sia una priorità anche della Amministrazione. Perché questi centri hanno un valore culturale di presidio sul territorio che non può essere calcolato con gli stessi criteri di un supermercato. Il rischio è che gli unici a poter partecipare ai bandi siano le compagnie telefoniche o i centri commerciali della grande distribuzione.

A mio avviso sarebbe indispensabile, per salvaguardare il volore sociale di questi presìdi, che si adottino criteri adatti nello stilare questi agognati bandi prossimi venturi. Sarebbe opportuno adottare, ad esempio, gli stessi criteri che vengono già ora adottati nei patti territoriali per i progetti comunitari o dalla Fondazione per il Sud, ad esempio. Princìpi da tempo identificati dagli ideatori del “bilancio sociale”. Si potrebbe calcolare un valore minimo possibile di quegli spazi, oppure si potrebbe quantificare monetariamente anche il valore delle ore lavoro, anche volontario, necessario per le attività di gestione e di produzione culturale. La Fondazione per il Sud già lo fa.

I metodi ci sono, gli strumenti legislativi e normativi pure. Direi che una particolare attenzione a questo aspetto, nell’approntare i nuovi bandi per gli spazi, sarebbe una splendida ciliegina sulla torta per la nuova amministrazione cittadina. Un bel balzo in avanti.

Gianluca Floris

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