Sono stato intervistato su L’Unione Sarda venerdi 4 novembre 2011

«LA CULTURA È WELFARE »

Era tra i papabili per l’assessorato comunale. «La cultura deve essere considerata un investimento e non una spesa: per ogni dollaro speso, ne ritornano 18».
È stato tra i papabili per la poltrona di assessore alla Cultura: a bruciarlo, racconta qualcuno, l’indicazione di un settore del Pd (indiscrezione malevola, visto che, forse, il primo nome scelto da Zedda era stato proprio quello di Enrica Puggioni). Ma Gianluca Floris, tenore e scrittore cagliaritano (è stato anche indicato come direttore artistico del Teatro lirico), non ha certo perso la voglia di dare il suo contributo alla rinascita culturale della città. E ha creato Laboratorio 5, un pensatoio che punta ad aiutare l’amministrazione in questo settore. «In realtà», spiega, «il nostro obiettivo è fare lobbying all’americana: quest’estate, parlando con gli operatori del consorzio Camù, abbiamo deciso di creare questo strumento».
Qualche settimana fa, l’incontro all’ExMà.
«Un importante momento di confronto che è servito a fare il punto della situazione».
Qualcosa sembra muoversi: la commissione Cultura sta incontrando gli operatori del settore.
«Lo considero l’inizio di un percorso virtuoso. Sono fermamente convinto del fatto che Cagliari può puntare su due cose: ambiente e cultura. Sul primo punto, tra risanamento del Poetto e creazione di piste ciclabili, si stanno facendo passi importanti. E, appunto, nel settore culturale, non si può che salutare positivamente questo attivismo».
Se fosse lei l’assessore?
«Mi batterei per ottenere una percentuale maggiore nel bilancio. Perché la cultura fa parte del welfare: è importante quanto la sanità o la scuola. Questo settore va considerato un investimento non una spesa».
Eppure Tremonti ha detto che con la cultura non si mangia.
«Sono l’esempio del contrario. Ho potuto acquistare casa, auto e tutto quello che ho proprio con i guadagni del lavoro in questo settore. Lo studio Ambrosetti dice che, per ogni dollaro investito nella cultura, ne ritornano 18».
Andiamo sul pratico: quali sono le sue idee?
«Per esempio, si possono concedere spazi gratuiti a giovani gruppi musicali o teatrali per provare i loro spettacoli. Ancora: il Comune potrebbe pagare la Siae per permettere a tutti i locali di ospitare piccoli spettacoli. E poi varrebbe la pena di ospitare una grande compagnia per far partire da Cagliari una tournée internazionale, naturalmente con il coinvolgimento delle professionalità locali».
In questo periodo si parla molto di spazi.
«Per come la vedo io, devono esserci presidi culturali in tutti i quartieri della città e destinati a cittadini di tutte le età».
In tanti vogliono quegli spazi.
«Intanto prendo atto del fatto che la nuova amministrazione voglia seguire criteri chiari e trasparenti per l’assegnazione degli spazi comunali. Trovo giusto che si dia più attenzione al progetto che agli aspetti economici».
Nell’incontro di mercoledì le LucidoSottile hanno chiesto discriminanti di merito.
«Hanno detto le stesse cose anche durante l’incontro di Laboratorio 5. E hanno ragione: è giusto valorizzare la professionalità perché questa è un patrimonio che non va disperso. È necessario privilegiare chi può dare un contributo di arricchimento culturale piuttosto che i dopolavoristi».
Lei è anche papabile come direttore artistico del Lirico. Quale sarebbe il suo primo intervento?
«Chiederei alla Fondazione di allestire una stagione fatta interamente di nuove produzioni realizzate da registi e artisti del territorio, con la collaborazione di compagnie di professionisti cagliaritane. Queste produzioni diventerebbero parte del patrimonio del teatro. E sogno il Lirico aperto tutti i giorni»
 
MARCELLO COCCO
 
Quotidiano Unione Sarda
 
 

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