Giunta Zedda – Una mia delusione personale sulla Cultura

La Giunta Zedda e la Cultura a Cagliari. Le mie considerazioni personali.

Come avevamo cominciato:
Il consenso di noi operatori del settore culturale alla candidatura di Massimo Zedda è stato sincero e attivo. Quel “oratoccaanoi” era uno slogan che avevamo sinceramente inteso come fosse giunto finalmente il tempo, per ognuno di noi, di mettersi a disposizione ciascuno con le proprie energie e con le proprie competenze per ricostruire la città, per reinventare spazi e offerte. Per contribuire alla energia necessaria per una svolta, per una crescita reale che ripartisse, una volta tanto, dalla Cultura.
Mi sono trovato più volte in campagna elettorale a fare interventi sull’importanza della cultura e tutte e due le volte, Massimo Zedda aveva entusiasticamente sottoscritto pubblicamente le mie parole e l’esigenza di fare della cultura il motore del cambiamento necessario in questa città. Perché è una delle verità in cui credo assieme a tanti operatori del settore cultura.

Cosa vedo invece oggi:
Molti amici (ho tantissimi amici vicini al sindaco Zedda) mi dicono che è ancora presto e che ci vuole ancora del tempo prima di poter giudicare l’operato della nuova giunta.
Ma io credo che questi primi sette mesi possano dare già il senso e l’idea della direzione intrapresa e delle volontà politiche espresse. In particolare, visto che la seguo da vicino, la politica culturale della nuova giunta sembra segnare pesantemente il passo, marciando in direzione per certi versi decisamente opposta rispetto a quelle che erano le premesse, e le promesse.

Siccome non mi piace lanciare accuse sommarie e non circostanziate, evidenzio qui nel dettaglio quattro fra le mie personali maggiori perplessità che mi hanno indotto ad affermare quello che ho scritto qui sopra.

1 – Le linee di indirizzo di politica culturale:
L’assessore alla Cultura Puggioni, a mio personale avviso, per la determinazione delle linee di indirizzo nell’intervento del settore cultura, non ha voluto e/o saputo attingere al grande patrimonio artistico e professionale degli operatori culturali che a vario titolo operano sul nostro territorio da anni. Beninteso: ne ha piena e legittima facoltà, visto che è lei che ha la titolarità di quella delega e può legittimamente agire come ha fatto. Ma io peronalmente ritengo che Cagliari non avesse bisogno di un assessore, pur con la mente illuminata, che ci facesse calare dall’alto piani di intervento e linee-guida prescindendo dall’ascolto di chi lavora nel settore da molti decenni. Nessuno di noi artisti e operatori, sentiva l’esigenza di un Assessore-direttore-artistico che valutasse progetti e proposte in base al suo gusto o alla sua formazione culturale, ma sentivamo l’esigenza di una figura capace di metterci a disposizione strumenti, reti, connessioni per progettare interventi con i moderni strumenti finanziari a disposizione. Avevamo bisogno di un Assessore che finalmente sapesse utilizzare appieno le risorse presenti in città, che le utilizzasse, che le valorizzasse per una rinascita davvero efficace.

2 – I bandi di gestione degli spazi culturali:
Da un lato l’assessore alla cultura parla di necessità di professionalità imprenditoriale nella gestione degli spazi, mentre dall’altro lato si preparano dei bandi dove l’Amministrazione si riserva ancora il ruolo di direzione artistica, mentre stabilisce a priori quanto personale in ogni spazio, quale tariffa di affitto e quali orari di apertura e chiusura. In pratica si fanno dei bandi non per la gestione degli spazi culturali, ma per la loro portineria. Non era quello che avevamo in mente quando abbiamo sostenuto Zedda per una rinascita culturale della nostra città. Questi bandi, scritti senza la necessaria condivisione e la consulenza degli operatori professionali operanti in città, sembrano scritti negli anni 30, anziché nel dodicesimo anno del terzo millennio.

3 – La Fondazione Teatro Lirico di Cagliari:
L’amministrazione Comunale, nel ruolo del Sindaco presidente del CDA della Fondazione, ha di fatto deciso, con la sua ostinata inerzia, di non fare nulla per un cambio di gestione virtuoso di rotta nella gestione del Teatro, la più importante fabbrica di cultura della nostra Regione. Stante questa ormai evidente inazione, è ormai certo il futuro commissariamento della struttura e in ogni caso il definitivo ridimensionamento del suo impatto economico e occupazionale sul territorio.
Data la rilevanza economica della struttura, questo rappresenterà, a mio avviso, la più grossa sconfitta da parte della neo giunta Zedda.
Qualsiasi eventuale soluzione (ormai fantascientifica purtroppo) passerebbe innanzitutto dalla volontà politica di voler salvare il nostro teatro, di farlo diventare risorsa della comunità. Purtroppo è proprio questa la condizione che evidentemente manca.
Chiunque sia addentro a questa complessa problematica, sa che i margini di successo c’erano fino a ieri. Oggi non più.
Sono pochi i teatri in Italia dove i dipendenti sono disposti, a parità di retribuzione, a incrementare pesantemente la produttività, come è accaduto nel caso del Regio di Torino. A Cagliari i dipendenti non chiedevano altro che di lavorare di più. Eppure si va verso la chiusura. Anche qui la cultura è percepita evidentemente come un fastidio anziché come una risorsa. E si preparano purtroppo i licenziamenti e la riduzione della struttura al rango di teatrino stagionale.
Massimo Zedda, il Presidente della Fondazione Teatro Lirico di Cagliari, avrebbe avuto la possibilità di invertire la rotta nella gestione del Teatro innanzitutto non confermando il Sovrintendente entro il tempo di prova che scadeva i primi di settembre 2011. Non avrebbe dovuto pagargli le penali che ora gli sarebbero dovute e che bloccano qualsiasi exit strategy del Dott. DiBenedetto. Sarebbe stato allora possibile passare alla ricerca della personalità managerialmente più adatta per ottimizzare i costi e aumentare la produzione risanando i conti.
Il sindaco avrebbe dovuto nominare immediatamente il Consigliere di Amministrazione che ancora gli spettava, e avrebbe dovuto insediare quello mai insediato, per avere un CDA nel pieno dei poteri che potesse assumersi scelte e responsabilità.
Purtroppo il Sindaco, anziché alle mille voci che giungevano alle sue orecchie, ha preferito credere al Dott. DiBenedetto ed è finita come le cronache raccontano: piani industriali che non convincono nemmeno la Regione, per non parlare dei dipendenti di nuovo sul piede di guerra, delle caterve di pignoramenti che ridurranno ulteriormente il già inesistente margine operativo della struttura.

4 – l’alibi del “non ci sono soldi” per non agire una politica culturale nuova:
Ecco la frase che avevamo sempre sentito in bocca ai ministri del precedente Governo Nazionale: “Non ci sono soldi” quindi la cultura deve chiudere. E non ci stupiva come, da quelle figure politiche, arrivasse la convinzione che la cultura fosse un orpello, anziché un motore di crescita (l’unico possibile in Italia oggi). Non ci stupiva la convinzione di quella parte politica che il mantenere il nostro patrimonio culturale tutto e il rilanciarlo con gli investimenti fossero denari buttati al vento.
Ma “Non ci sono soldi per la cultura” pronunciato ripetutamente dalla giunta Zedda a me fa male. Mi fa male perché non era quello che si era detto in campagna elettorale. Mi fa male perché la percentuale dedicata alla cultura è troppo bassa e servirebbe un serio impegno per aumentarla in futuro. Mi fa male perché, anche se con meno soldi complessivi a disposizione, la percentuale di investimento sulla cultura dovrebbe crescere, a mio avviso, rispetto a quanto deciso dalle giunte precedenti.
Mi fa male perché non è vero. Ci sono tanti soldi disponibili con mille nuovi strumenti (POR, piani d’area, distretti culturali, ecc. ecc.) e pensare che l’azione di un assessorato alla cultura possa esaurirsi nel distribuire i pochi soldi a disposizione in bilancio è fuorviante.
Mi fa male perché noi operatori del settore cultura non abbiamo solo bisogno di più soldi per continuare a garantire i presidi democratici che sono le biblioteche, i teatri e i musei (ad esempio), ma abbiamo bisogno come l’acqua di una nuova politica che agevoli la fioritura di iniziative, di progettazioni, di creazione di reti che possano accedere ai nuovi finanziamenti disponibili in Europa.
Mi fa male perché il fatto che “non ci siano soldi” non implica il fatto che debba mancare il dialogo e il confronto nell’elaborazione delle strategie; promanate, invece, dall’alto.

Queste in sintesi le mie perplessità sull’azione della nuova Giunta Comunale nel settore Cultura. È chiaro che mi auguro di sbagliare e sarò senz’altro pronto a ricredermi, ma mi pare, per dirla con Faber, che la direzione intrapresa dalla nuova Giunta vada in “direzione ostinata e contraria” rispetto a quella che tutti avevamo sperato.
O perlomeno, in direzione ostinata e contraria a quelle che erano le mie, personalissime, speranze.

Gianluca Floris

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