Il problema della corretta fruizione della comunicazione – Pierluigi Dessì ci invita ad un ragionamento.

Nella foto: Pierluigi Dessì

Vi è mai capitato di urlare “Voce!!!” in un posto dove chi parlava non era adeguatamente amplificato o che non parlava con voce sufficientemente alta? Vi è mai capitato di spegnere la lue in salotto perché quello che state guardando alla TV merita grande attenzione? Vi è mai capitato a teatro, ascoltando una performance acustica musicale, di zittire il vicino di sedia che continua a parlare disturbando l’attenzione del vostro udito?.

A me è capitato più volte, così come mi è capitato di essere stato infastidito per una cattiva illuminazione di una mostra, che non mi permetteva di vedere correttamente le opere esposte.
Voglio dire che la fruizione di alcuni mezzi di comunicazione, più o meno artistici che siano, richiede un tipo di fruizione attenta: una musica si ascolta in silenzio, un quadro lo si guarda correttamente illuminato, un film al cinema lo si guarda a luce spenta, ecc. ecc.
Quando qualcuno parla ai concerti, quando al cinema si parla a voce alta, quando una mostra è poco illuminata, si tratta di atteggiamenti derivanti dalla analfabetizzazione montante da parte dei fruitori. Il pubblico italiano, dopo anni di distruzione del patrimonio culturale azionale, non è più abituato a fruire di espressioni artistiche o anche semplicemente a fruire correttamente i contenuti veicolati da un media.
È una barbarie tutta e solo italiana che dimostra come ci sia bisogno di ricostruire un atteggiamento rispettoso e corretto nei confronti dei messaggi che ci potrebbero arrivare.
Purtroppo questa barbarie imperante non risparmia nemmeno coloro che dovrebbero avere il compito di aiutarci a riportare capacità di ascolto e di fruizione dei contenuti. Politici, intellettuali e organizzatori di dibattiti presentano troppo spesso gli stessi sintomi degli analfabetizzati fruitori.
Il mio amico Pierluigi Dessì, fotografo professionista che ammiro da anni, mi ha inviato un contributo (qualche settimana fa fa, ma per colpa dei miei impegni lo pubblico solo ora) che si occupa esattamente di questo problema, di questa disattenzione, di questa diseducazione, di questa barbarie che svilisce in Italia professioni artistiche, artigianali, di ingegno, di contenuto e che svilisce soprattutto gli stessi fruitori.

Merita attenta lettura:

 

Un tappeto di fotografie.

Il 24 luglio scorso si è tenuto un incontro presso l’Hotel Regina Margherita che aveva come tema “Il valore della Terra” con riferimento alla legge regionale sul paesaggio.
La dottoressa Maria Antonietta Mongiu ha introdotto l’incontro servendosi di due slideshow: il primo con le bellissime immagini di una Sardegna vista dall’alto di Gianni Alvito e il secondo con le immagini di Alessandra Chemollo che documentava con efficacia la devastazione del paesaggio nella Sardegna turistica.

Cosa è successo??
Ecco il problema: le immagini dei due slideshow sono state proiettate con la sala
completamente illuminata, impedendoci di apprezzare l’accurato lavoro dei due fotografi. Io, per deformazione professionale, mi sono messo nei loro panni e ho immaginato le ore passate a scegliere gli scatti, a contrastarli, a dimensionarli, a ottimizzare le esposizioni… Insomma ho pensato a tutto il lavoro che esiste dietro quello che sembra un semplice scatto, una semplice fotografia. Ma tutto questo lavoro non si poteva apprezzare in quelle condizioni pessime di fruizione.

E quindi mi sono venuti in mente dei pensieri.

Ho pensato che quando ad un concerto non sentiamo bene gli strumenti o la voce, subito
siamo pronti a urlare “Voce!!” oppure “Non si sente!!”. Ho pensato che se un’orchestra
sinfonica suona nel frastuono di un cantiere edile in piena attività, ci scandalizziamo e lo
facciamo notare.

Ho pensato che in quell’incontro l’unica cosa che arrivava erano le parole dei conferenzieri e che le immagini erano diventate clamorosamente inutili.

Ho pensato che, se dobbiamo recuperare il valore di qualunque forma espressiva per arricchire l’informazione, l’educazione e la capacità di fruizione da parte di tutti, dobbiamo soprattutto educare alla conoscenza dei linguaggi ed al rispetto dei sistemi di fruizione.

Ho pensato che, quando si portano le scolaresche a teatro, ai ragazzi si spiega che non si
deve parlare durante l’esecuzione e che si deve ascoltare attentamente. Quando si espone un quadro in un museo o in una mostra ci si cura che l’illuminazione e la posizione garantiscano una corretta visione dell’opera.

Lo si fa per educare i ragazzi alla fruizione dell’arte tutta, per combattere l’imbarbarimento che ha fatto diventare la musica (ad esempio) sottofondo per ascensori e le riproduzioni dei grandi quadri messi a decorazione delle pareti del bagno.

La fotografia, il mio mestiere, quello che faccio per vivere, per essere fruita necessita di alcune regole fondamentali la prima delle quali è che l’immagine venga letta correttamente, che si possa apprezzare la mia scelta di composizione, di colore, di contrasto, ecc. ecc.

E il pensiero finale che mi è rimasto in testa è che questi ultimi venti anni italiani ci hanno portato una regressione nel settore culturale tutto, proprio a cominciare dalla diseducazione alla fruizione dei linguaggi.

Se non riesci a leggere correttamente non capisci il contenuto che si sta trasmettendo. Se non senti chiaramente le mie parole non capisci quello che voglio dirti.

La parole di un fotografo sono le immagini: e allora perché usarle come “tappeto visivo” quando esse stesse contengono una comunicazione densa, carica di significati? Perché non dedicare la giusta attenzione al mezzo fotografico, senza svilirlo o umiliarlo?

Ho frugato dentro di me per capire da dove proveniva questa mia indignazione: volevo capire se era solo una difesa “corporativa” della mia professione o se c’era qualcos’altro.

E ho deciso che c’era qualcos’altro, eccome. Il mio fastidio, la mia indignazione deriva dal constatare come oggi ci sia da recuperare, forse ricostruire, il concetto stesso di attenzione al contenuto di qualsiasi comunicazione. Il concetto stesso di “tappeto sonoro”, così come di “tappeto visivo” in questo caso è pericoloso per la perdita di attenzione nella fruizione di quello che compone il detto tappeto.

Se io sto parlando ad una conferenza, mettere in sottofondo un quartetto d’archi barocco
dell’Europa Galante, è svilente per la formazione musicale barocca, per il compositore del quartetto d’archi, per gli interpreti, oltreché per il conferenziere stesso. Si crea disordine, disattenzione. E tutto questo diventa in un attimo superficialità, approssimazione, inefficacia.

Occorrerà tanto lavoro per recuperare questo rispetto per le forme espressive. Sarà un lavoro imprescindibile sia per ridare il pieno valore alle forme comunicative che per restituire la giusta attenzione ai contenuti.

Per questo, mentre la proiezione delle immagini scorreva, sbiadite dalla luce dell’ambiente, de-saturate, private della loro luce, io ero indignato nel constatare la totale disattenzione dei partecipanti, compresa la Dottoressa Mongiu. Ed ero indignato soprattutto perché la Dott.ssa Mongiu è un’intellettuale e sta proprio agli intellettuali oggi il ruolo di lettori della complessità contemporanea, e la complessità non può essere ridotta a sottofondo sbiadito di una conferenza.

E, se a dimostrarsi insensibili a questa esigenza urgente sono per primi gli intellettuali, la strada che dovremo percorrere risulterà ancora più in salita.

Attrezziamoci tutti: noi operatori della comunicazione, artisti e tecnici, ma anche gli operatori e coloro che hanno responsabilità politiche o gestionali.

È urgente.

Pierluigi Dessì

About gianlucafloris

"gianlucafloris" punto "me" "gianlucafloris" dot "me"
Gallery | This entry was posted in Uncategorized and tagged , , , , . Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s