Abbiamo rinunciato alla cultura, ci rimane solo il Poetto. Salviamolo a tutti i costi.

Ogni estate è così.

La spiaggia della mia città, Cagliari, ogni weekend si riempie di centinaia di migliaia di persone che affollano l’arenile. L’affollamento della parte “libera” della spiaggia è massimo, nemmeno un metro libero, ma nononon è questo il problema maggiore. Il problema è che questa folla di frequentatori della spiaggia pubblica si comporta come e peggio di un’orda di barbari. Butta i mozziconi di sigaretta nella sabbia, abbandona i rifiuti e, al termine della giornata, l’arenile è stracolmo di ogni tipo di immondizia.
L’amministrazione comunale fa quello che può, con i pochissimi fondi che sono a disposizione dopo i disastrosi tagli. Inutile dire che i controlli sono insufficienti.
Che fare quindi?
Bisogna a tutti i costi salvaguardare il Poetto. Ambiente e Cultura saranno le uniche cose che potremmo usare per il nostro futuro e avere nel territorio comunale un tesoro come i nostri 4 chilometri di spiaggia è una fortuna grande quanto un pozzo di petrolio.
I barbari, la maggior parte degli occupanti estivi del Poetto, ci stanno distruggendo questa risorsa in maniera irrimediabile. Bisogna fare qualcosa. Ma che cosa?
Rompiscatole come sono ho fatto una proposta provocatoria: contingentiamo l’ingresso in spiaggia, facciamo pagare un ticket di 5 euro a testa e vietiamo il fumo in tutto l’arenile.
Chiaramente ho sollevato un vespaio di polemiche, anche giuste, per un verso.
Si levano voci inorridite al solo pensiero di ledere il diritto di qualsiasi animale di devastare l’arenile. “La spiaggia è libera e libera deve rimanere”, dicono. Ma come fare a salvaguardare il nostro patrimonio ambientale, dico io, se la maggior parte dei frequentatori non vuole farlo? Possiamo noi strenua minoranza preoccupata per l’ambiente, imporre le nostre scelte alla maggioranza che vuole invece distruggere il nostro patrimonio ambientale?
È un problema di democrazia.
Molti dicono che l’unica cosa che è lecito fare, è una campagna educativa per insegnare all’orda barbarica a comportarsi bene in spiaggia. Io obietto che, anche se è una cosa da fare senz’altro, la campagna educativa da i suoi frutti solo dopo anni. Nel mentre cosa dobbiamo fare? Assistere passivi alla devastazione?
La mia convinzione è che, accanto a una campagna di educazione, occorrano iniziative severe, urgenti ed immediate.

Ho imparato ad andare in montagna quando avevo 11 anni (ne ho 48). Mi hanno insegnato subito alcune cose fondamentali: In montagna non si sporca, non si va senza la giusta attrezzatura, non si disturbano gli animali, tutto quello che portiamo in quota va riportato a valle assieme a noi. La cosa strana è che in montagna tutti si comportano così, o perlomeno lo fa la stragrande maggioranza. Vi assicuro che in montagna si comportano in questa maniera sia i ricchi che i poveri, sia coloro che votano a destra che quelli che votano a sinistra, si comportano così i cittadini stranieri e quelli italiani, insomma tutti.

Ora, dico io, anche al mare dovrebbe valere la stessa regola: quello che ci portiamo in spiaggia deve essere da noi riportato via: sia che si tratti di un ombrellone, che di cicche o di semi di pesca.

Le cime montane, i boschi, i laghi alpini, i ghiacciai ecc. sono ecosistemi fragili e delicati al pari di una spiaggia come quella del Poetto. Possibile che non sia possibile affrontare il problema una volta per tutte? Perché, lo ripeterò fino alla mia morte, noi in Sardegna e a Cagliari in particolare, non abbiamo nulla su cui puntare per il nostro futuro, salvo ambiente e cultura.

Per quanto riguarda la cultura ormai siamo rimasti in pochi a crederci, anzi pochissimi. Ormai il tessuto di artisti e addetti ai servizi culturali della nostra città è definitivamente compromesso e tra breve scomparirà del tutto, lasciando spazio solo solo ai «grandi eventi» nell’arena S.Elia da settecento mila euro di denari pubblici.

Cerchiamo almeno di preservare il Poetto, unica delle risorse rimaste per poter attrarre in futuro finanziamenti, investimenti, servizi, turismo e posti di lavoro. Potete anche favoleggiare sul fatto che Cagliari non abbia bisogno di ambiente e cultura e che il suo sviluppo futuro si potrà basare sui posti di lavoro creati chissà come e chissà perché.

Di fatto, dopo che abbiamo affossato la splendida stagione di offerta culturale cittadina fino a qualche anno fa fra le più interessanti del panorama nazionale, ai nostri figli rimane solo il Poetto, la Sella del Diavolo, Molentargius, insomma l’ambiente. Difendiamo queste ultime nostre risorse con atti urgenti ed efficaci.

Dobbiamo farlo urgentemente.

Gianluca Floris

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