C’è la crisi? Allora più soldi alla cultura, non meno.


Leggiamo su Cagliaripad l’elenco e gli importi che il Comune di Cagliari stanzia per le attività culturali.

Voglio evidenziare due punti notevoli: i soldi sono troppo pochi e la loro distribuzione presenta elementi di scarsa efficacia.
I soldi sono pochi perché, a dispetto del titolo dell’articolo di Cagliaripad, non si tratta di 400 mila euro ma di 378mila euro.
Che è diverso.
Per una città come Cagliari si tratta di una cifra che non permette di rilanciare la città come produttore di cultura e che non permette di valorizzare le professionalità presenti nel nostro territorio.
A mio avviso, lo dico da sempre, Cagliari ha bisogno di tornare attiva nella produzione di eventi culturali e di attività continuative nei quartieri.
378 mila euro sono una esiguità vergognosa per la città di Cagliari in termini assoluti e sono pochissimi anche in relazione alla percentuale rispetto al bilancio comunale, per una amministrazione che voglia dirsi attenta alla necessità di puntare sulla cultura per il rilancio.
Ho già affermato, e lo ripeto, che trovare seicento mila euro per fare a Sant’Elia uno spazio per concerti doppione dello spazio della fiera, è stato spendere male i miei soldi. Fare sì che qualche migliaio di persone vadano a Sant’Elia a parcheggiare la macchina per vedere il concerto, e che poi riprendano la macchina e se ne ritornino a casa NON È rivalutare il quartiere: è continuare a utilizzarlo male, a non farlo vivere. Ma quella operazione è la dimostrazione che quando si vuole i soldi si trovano. A maggior ragione aver trovato solo quattro bruscolini per le attività culturali, quelle che più abbisognano dell’intervento comunale, è stato dall’inizio un colpevole errore che speriamo nei prossimi anni possa venire corretto.
Ma a mio avviso anche nella distribuzione dei fondi si nota come l’intervento della amministrazione avvenga a volte senza minimamente considerare l’impatto dei progetti proposti e le realtà richiedenti. Che senso ha mettere nello stesso calderone da duemila euro di contributi delle realtà di volontariato con delle realtà professionali sostenute anche dal Ministero? Accomunare professionisti che esercitano full time il mestiere di artista con altre che svolgono altro tipo di attività? Che senso ha contribuire con duemila euro ad un progetto quando si è presentato un piano di attività sul territorio da quindici, trenta o magari quarantamila euro, che magari coinvolgeva scuole, anziani, quartieri periferici e attività per le fasce svantaggiate diffondendo cultura per tutti?
Cosa è cambiato rispetto a prima? Anche prima dovevi rimodulare i progetti perché sui quindici richiesti poi te ne davano millecinquecento. Ma ora ci troviamo davanti a una Amministrazione che a parole si dice sensibile sul problema della cultura, che vorrebbe addirittura “ripensare la città” su quella base.
Non credo sia questo il modo. C’è ancora tanto da fare soprattutto sulla percezione che la parole “cultura” ha nelle teste di chi ha le responsabilità di amministrare. Perché fare sette o otto concerti di grandi eventi non è esattamente quello che ci aspettavamo e che ci aspettiamo per il futuro.
Devo dire che non credo a queste voci che sento che dicono che la compagnia “ministeriale” e conosciuta in tutta italia Lucidosottile (delle mie amiche Tiziana e Michela) sia stata punita con soli duemila euro perché ha avuto un battibecco con l’assessore alla cultura e quindi per questo punita con un contributo da dopolavorista. Non ci credo.
Credo che ci siano i margini per migliorare queste criticità della azione politica di questa giunta che ho sostenuto e sostengo.
Credo che sia arrivato il momento di chiedere più soldi per la cultura, da subito. È urgente.
Qui ci sono anche cinque mie obiezioni dettagliate al regolamento per l’accesso ai contributi e una proposta.

P.S.

L’amico Vito Biolchini, in contemporanea alla pubblicazione di questo post, ne ha pubblicato un altro sul suo blog di tenore praticamente identico. Se cliccate qui sopra lo leggete. Neanche ci fossimo consultati prima saremmo giunti a conclusioni così analoghe.

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