Parte un dibattito importante e costruttivo sulla cultura a Cagliari.


Nella foto: Fabrizio Rodin

Io (Gianluca Floris) sono strano e l’ho dimostrato più volte. Io attribuisco al dibattito e al confronto di idee e di posizioni diverse una importanza fondamentale. Per me il confronto tra posizioni diverse è sempre fecondo e portatore di cambiamenti positivi e mai apportatore di conflitto. Per me il conflitto vi è quando non c’è dialogo e quando non c’è proposta.

Succede ora a Cagliari che Fabrizio Rodin, consigliere comunale PD membro della commissione Cultura, oltre che presidente della Commissione Servizi Sociali, pone una domanda fondamentale:

Gli amministratori eletti dai cittadini per governare, devono o non devono dare le linee di indirizzo politico di intervento nel settore della cultura?

È una domanda fondamentale che Rodin nel suo blog traduce così:

l’Amministrazione (nella sua ipotesi) potrebbe ritenere «che il 20% delle somme da utilizzare per i contributi debba essere utilizzata  per progetti rivolti ai bambini, altra percentuale per i quartieri periferici e altra ancora per progetti di inclusione sociale. Si tratta solo di esempi, ma credo che in questo modo si debba marcare una vera diversità di azione politica attraverso lo strumento della promozione della cultura. Conseguentemente a questa decisione, il regolamento dovrebbe essere uno strumento attuativo delle scelte politiche tramite la previsione di specifici parametri che, tra gli altri, debbano valutare la coerenza dei progetti proposti dai soggetti che producono cultura in città e le scelte dell’amministrazione»

Il dibattito lanciato da Rodin trova già delle posizioni differenti (trasversali) all’interno della maggioranza dove più d’uno ritiene che invece tutto debba essere lasciato ai dirigenti tramite lo strumento del solo regolamento e senza preventiva indicazioni delle direttive di intervento nella determinazione degli stanziamenti.

Io sono d’accordo con Rodin per tre ragioni fondamentali:

1 – innanzitutto io sono fermamente convinto che la cultura sia un indispensabile strumento di azione politica a vantaggio dei cittadini specie delle fasce che hanno tradizionalmente poco accesso ad essa. Ritengo quindi che sia dovere della politica assumersi la responsabilità di dire che l’attenzione debba essere rivolta in quella direzione piuttosto che in un’altra.

2 – ritengo che sia precipua funzione di una discontinuità di azione del centrosinistra indicare una maniera “altra” di utilizzare lo strumento del supporto alla cultura. Senza indicazione politica, un progetto ben fatto coi numeri a posto che preveda la  “Festa di Barbie” avrà sempre più possibilità di passare rispetto a un difficile laboratorio teatrale per i ragazzi di un quartiere a rischio, che avrebbe poca concorrenzialità dal punto di vista dei freddi conti.

3 – Tutti noi cittadini paghiamo per avere un assessorato alla cultura e una commissione consiliare. Se dovessimo demandare tutto solo ai regolamenti e alle firme dei dirigenti sulla base dei puri regolamenti senza indicazioni politiche, forse non avremmo più bisogno di quelle deleghe. Potremmo abolire l’assessorato e la commissione e lasciare tutto in mano al Bilancio e Patrimonio che (ne sono sicuro) potrebbe ottimamente e proficuamente svolgere il compito. Ci sarebbe anche un ulteriore risparmio di denaro.

Quindi ben venga il dibattito, che è sempre arricchente.

Cliccate qui per il link al post di Fabrizio Rodin

Gianluca Floris

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