Quello che nessuno vi ha mai detto sulle Fondazioni Lirico Sinfoniche Italiane

Una piccola premessa ci vuole: la Lirica è uno spettacolo da deficienti. Nel senso che la capisce anche un deficiente o un bambino. Se volete fare una prova leggete qui, e poi ditemi se non capite.
Detto questo adesso provo a spiegare dei semplicissimi concetti. Spero di risultare chiaro.

Perché la Lirica
Da quando la forma narrativa teatrale in Italia è divenuta popolare fra le masse, è toccato dapprima alla Lirica assolvere il compito di “narratrice” di storie simboliche, catartiche. Era attraverso la Lirica che il popolo non acculturato assorbiva le istanze del proprio tempo attraverso i drammi e le commedie.

Fu la Lirica addirittura a diventare un riferimento estetico e attoriale con il suo codice stentoreo fatto di esagerazioni gestuali. Addirittura, quando fu il cinema ad irrompere come nuovo strumento di narrazione catartica per il popolo, fu proprio dalla Lirica che i primi attori attisero movenze e espressività scenica. Basta guardare un film muto per rendersene immediatamente conto.

Quindi fino alla grande diffusione del Cinema, era stata la Lirica a assolvere quel ruolo di narratore per le masse.

In Italia addirittura, la grande diffusione della Lirica aiutò alla diffusione delle idee politiche che permisero di affrancare l’Italia dalle dominazioni straniere, aiutò a diffondere i primi movimenti di rivolta popolare, di rivendicazione dei diritti delle donne… e altro ancora.

Ci fu un lungo momento dove la Lirica fu vera arte popolare e in nome della quale si costruirono grandi teatri nel centro delle grandi città con capienze allora incredibili.

la Lirica italiana fu poi presa da tutto il mondo come modalità espressiva utilizzabile fra i popoli dalle lingue più diverse fino a diventare “planetariamente” la espressione artistico culturale italiana di gran lunga più conosciuta (Pavarotti adunava folle oceaniche anche dove non avevano idea di chi fosse il Pontormo, per dire).

Lo Stato Italiano tutela la Lirica con finanziamenti pubblici non in quanto “spettacolo” e basta, ma in quanto patrimonio culturale indentitario italiano riconosciuto nel mondo.

Perché le Fondazioni Lirico Sinfoniche:
L’istituzione dei teatri d’opera stabili (in Italia adesso si chiamano Fondazioni Lirico Sinfoniche), con personale assunto stabilmente per tutto l’anno, fu un’esigenza che Arturo Toscanini sentì come urgente fra i primi in Italia. Senza la possibilità di personale stabile la musica Lirica e la Sinfonica non avrebbero potuto raggiungere i livelli di assoluta eccellenza mondiale che furono propri nell’Italia durante tutto il novecento.

Il motivo principale è che un’orchestra e un coro stabili, e i professionisti tecnici che servono per le messe in scena, acquistano qualità nella continuità del lavoro e nel confronto continuo con personalità artistiche le più differenti. Il confronto continuo è alla base di qualsiasi crescita artistica e culturale.

Sul fatto che una orchestra stabile o un coro stabile siano migliori di compagini allestite per l’occasione e poi disciolte al termine della stagione sono i fatti a parlare. Non esiste al mondo un solo grande direttore che abbia lasciato un’impronta nella storia della musica che non fosse direttore di una compagine stabile. Scusate se su questo argomento non accetto smentite da passanti o da persone non strettamente addette ai lavori.

Se non ci fossero i teatri d’opera stabili in Italia, la lirica sarebbe scomparsa come testimonianza della cultura italiana, e sarebbero rimasti solo i “teatrini” di giro, con orchestre assemblate per l’occasione, a volte buonine e più spesso meno buone, a seconda della fortuna. Sarebbero rimasti solo i carrozzoni da smontare e rimontare per ogni stagioncina. Con i teatri stabili si garantisce nel contempo una capacità produttiva continua ed un alto livello artistico che mantiene vivo questo nostro patrimonio.

I Teatri d’Opera Stabili sono la garanzia di tutela e di mantenimento del Patrimonio Culturale che rappresenta l’Opera Lirica in Italia e nel mondo.

Cosa succede adesso:
Con la crisi e il taglio dei fondi pubblici si è scoperto il “Re Nudo” e cioè che nel gestire i teatri si facevano sprechi e favoritismi clientelari. Adesso tutti a gridare allo scandalo mettendo addirittura in discussione l’esistenza stessa dei teatri d’Opera stabili. Il ragionamento è che si può fare “spettacolo” senza tutte quelle spese. Ma si sbaglia mira.

La Lirica e la Sinfonica non sono semplice spettacolo: sono testimonianza culturale identitaria nostra e il mantenimento di questo patrimonio serve a insegnare ai cittadini stessi le proprie radici storiche e culturali. Allo stesso modo si mantengono anche i siti archeologici e le vestigia poco visitate, ma che devono essere mantenuti dallo stato perché testimonianza della nostra storia culturale.

Anche nel gestire gli ospedali, del resto, si commettono sprechi e clientelismi delinquenziali, ma nessuno si sogna di dire che bisogna chiuderli, gli ospedali. Ecco: con la Lirica siamo al punto che invece di pretendere nuove gestioni diverse e più efficienti, si va a chiudere direttamente i teatri.

E adesso gli schieramenti sono due:

1 – Ci sono da una parte coloro che vogliono difendere questa importante istituzione culturale come me, i miei colleghi solisti, qualche intellettuale e i lavoratori stabili che in più si battono per mantenere il loro posto di lavoro. Tutti noi ci battiamo perché i teatri prodicano di più, per più persone e con costi inferiori. Noi sappiamo che si può fare e sappiamo come fare perché di teatro viviamo da sempre.

2 – Dall’altra parte ci sono (alleati fra loro) coloro che pensano si possa governare una comunità di cittadini prescindendo completamente dalla tutela del patrimonio culturale e basandosi unicamente sul taglio delle risorse, coloro che sono cresciuti senza mai studiare nulla e coloro che pensano che i soldi per i teatri siano tolti al welfare. E soprattutto coloro che non provano nessuno scrupolo morale nel mettere sul lastrico migliaia di famiglie.

Ma i Teatri Lirici, lo ripeto con ridondanza, sono come i Musei, i siti archeologici, le biblioteche, i teatri di prosa e le scuole: sono presìdi democratici irrinunciabili e da difendere ad ogni costo. Tutti questi presìdi SONO essi stessi “welfare” per i cittadini di una comunità.

Ecco la lotta che è in atto oggi. La più drammatica in queste ore a Firenze con i ragazzi del Maggio Musicale Fiorentino che non hanno più uno stipendio.
Continuiamo a combattere.

Gianluca Floris

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5 Responses to Quello che nessuno vi ha mai detto sulle Fondazioni Lirico Sinfoniche Italiane

  1. Luigi Zacco says:

    Sono d’accordo, ma fino ad un certo punto. Perché, ad esempio, non si ripropongono mai in Italia, come in Germania o Austria, produzioni del passato riuscite? E perché questo esubero ovunque, nelle Fondazioni Liriche, di personale? E perché manca un supervisore che accerti, per ogni teatro, la bontà del lavoro svolto in relazione ai costi di produzione??
    Grazie per l’attenzione Luigi

  2. 1 – “Perché non si ripropongono mai in Italia, come in Germania o Austria, produzioni del passato riuscite?” Risposta: Questa è una delle battaglie che noi artisti assieme ai lavoratori dei teatri stiamo portando avanti. La risposta dettagliata a questa sua domanda la trova cliccando questo link https://costruiresumacerie.org/2012/06/10/come-affogare-nei-debiti-una-fondazione-lirico-sinfonica-italiana/

    2 – “E perché questo esubero ovunque, nelle Fondazioni Liriche, di personale?” Risposta: gli esuberi di personale, laddove ci sono, sono nei settori non legati al settore artistico e tecnico di produzione. Si tratta di persone che occupano posti in uffici e si tratta di persone “protegé” dei vari politici. il settore tecnico è ovunque in difetto di personale e non in esubero. Ad esempio il teatro Lirico di Cagliari ha l’organico artistico più piccolo d’Italia e non può mettere in scena le opere di repertorio italiano romantico e post romantico senza fare ricorso a assunzioni di precari.

    3 – “E perché manca un supervisore che accerti, per ogni teatro, la bontà del lavoro svolto in relazione ai costi di produzione?” In realtà la supervisione di queste cose la dovrebbe fare il CDA e il collegio dei revisori. Sul perché non si faccia, lascio a lei immaginare e la rinvio al medesimo link che le ho messo più sopra. Per quanto riguarda me, ho detto fino alla nausea che i teatri devono essere gestiti con budget blindati e verificabili immediatamente a consuntivo e in corso d’opera della stagione.

  3. Michele says:

    Bravissimo Gianluca! Sono in tutto e per tutto daccordo con cio’ che scrivi.
    Pero’ tu parli di “compagini stabili” o meglio di maestranze stabili che lavorano in teatro.Credo di capire che nessuno, ivi incluso il nostro legislatore incompetente , metta in dubbio che che le maestranze chiamate a lavorare in un’orchestra e un coro (in un teatro) siano sempre composte dagli stessi elementi. Credo che nei teatri si continuerà ad usare gli stessi elementi ma con formule contrattuali discontinue legate alla stagionalità della produzione. In pratica, perchè pagare gli stipendi dei tecnici quando il teatro programma una stagione sinfonica?Perchè pagare gli stipendi ad un’orchestra quando il teatro ospita uno show di Broadway?Perchè pagare un coro quando si da in scena un balletto?Denaro e pubblico per giustificare un teatro che produce piu’ spettacoli di diverso genere durante una settimana non ce ne è a sufficienza.Quindi via alla “somministrazione del lavoro” discontinuo. E con la crisi che è ormai dilagata, il legislatore meschino , sa bene che nessun lavoratore del teatro abbandonderà il proprio posto di lavoro, anche se magari ridotto a pochi mesi perchè non trova niente altro di meglio da fare.

    Non voglio fare lo schizzinoso ma il problema vero, secondo me, va visto da un’altra angolazione. Nemmeno voglio fare dell’appartaid ma secondo me sarebbe davvero il caso di cominciare a ragionare su un contratto ad hoc per i musicisti, separato dalle logiche “tecnocratiche” degli enti lirici. in cui lavorano. Come del resto hanno in tutti i paese dell’Unione Europea e degli Stati Uniti.
    Sarebbe anche il caso di arrivare ad avere un SINDACATO unico dei musicisti come in Inghilterra o in USA che unisca tutti coloro che cantano o suonano professionalmente, qualsiasi genere musicale esso sia.

  4. Rispondo anche a te, Michele.

    1 – “In pratica, perchè pagare gli stipendi dei tecnici quando il teatro programma una stagione sinfonica?”
    Risposta: Anche in una stagione sinfonica prevede l’utilizzo di tecnici. Elettricisti, fonici e addetti al montaggio e allo smontaggio della camera acustica, dei praticabili necessari. Per quanto riguarda la sartoria, attrezzeria e il reparto scenotecnico, anche mentre sono in scena programmazioni sinfoniche, dovrebbero lavorare alla produzione dei materiali delle opere in programmazione ventura.

    2 – “Perchè pagare gli stipendi ad un’orchestra quando il teatro ospita uno show di Broadway?”
    Risposta: Infatti secondo me un teatro con orchestra e coro stabili non dovrebbe ospitare organici esterni. E nel caso che dovesse accadere, vale lo stesso discorso che al punto precedente. Orchestra e coro per andare in scena hanno bisogno di preparare gli impegni futuri con prove quotidiane. Quindi mentre va in scena “The Phantom of The Opera” con un organico ospite, loro sarebbero in sala prova a preparare i prossimi concerti e le prossime opere. È difficile da spiegare a un non addetto ai lavori, ma le orchestre e i cori non lavorano solo quando vanno in scena. Sarebbe cura di una direzione artistica responsabile e competente, infatti, programmare attività in decentramentoo in house durante i periodi di poco utilizzo.

    3 – “Perchè pagare un coro quando si da in scena un balletto?”
    Risposta: Posto che vale anche qua il discorso delle prove, io sono fermamente convinto che il coro, quando non impegnato (come nell’esempio del balletto) dovrebbe dar vita a spettacoli corali in modo da offrire continuità di prestazione sia nelle prove che negli spettacoli. Sia in teatro negli altri spazi disponibili, che sul territorio.

    4 – “Denaro e pubblico per giustificare un teatro che produce piu’ spettacoli di diverso genere durante una settimana non ce ne è a sufficienza”.
    Risposta: La Fondazione Lirico di Cagliari ha a disposizione più di 22milioni di fondi pubblici di cui solo 14 milioni vengono impiegati per gli stipendi. Ci sono i soldi a sufficienza per offrire spettacoli gratuiti e a pagamento tutte le settimane dell’anno. Poi i dati dello spettacolo dal vivo, sul fatto che non ci sia abbastanza pubblico, dicono che è vero il contrario. Sia perché è provato che una maggiore offerta stimola una maggior propensione al consumo di spettacoli, sia perché un’orchestra e un coro pagati per dodici mesi potrebbero offrire una messe di spettacoli gratuiti sul territorio e nello stesso teatro. Penso agli spettacoli per le scuole, per gli studenti e per gli anziani.

    5 – Sui contratti da fare per i dipendenti non mi esprimo. Sono in corso delle contrattazioni nazionali che si stanno occupando di modifiche al settore. Io mi riferisco solo alla situazione attuale con le leggi presenti che NON CONSENTONO di derogare al ccnl di categoria, quindi il Lirico di Cagliari deve attenersi alle leggi vigenti.

    6 – Sul sindacato dei musicisti italiani io sono da anni impegnato con i miei colleghi perché si arrivi alla sua costituzione e molti passi sono stati fatti.

  5. pietro says:

    Bellarticolo, ma concordo con chi dice… si spera sempre che alla fine vada tutto per il meglio!

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