Quello che c’è da fare. Urgentemente.

Quale è l’obiettivo:
Quello che deve fare l’Italia è sicuramente innescare un processo di crescita economica.

Cosa secondo me non funzionerebbe (mio parere personale):
Io personalmente sono molto ma molto scettico sulla possibilità del nostro Paese di potersi dotare nuovamente di un apparato industriale competitivo come quello che aveva sino agli anni settanta. Sono anche scettico (e fortemente) Sulla possibilità di una uscita dall’Euro e ritorno alla lira perché, se è vero che il poter svalutare la nostra moneta sarebbe un vantaggio per le nostre esportazioni (quali esportazioni poi?), è anche vero che anni o decenni di inflazione fra il 30% e il 50% impoverirebbero la nostra nazione fino all’inverosimile.

Cosa secondo me invece funzionerebbe:
Quindi secondo me le cose da fare con urgenza sono altre, per cercare di uscire dalla crisi. Da un lato ci sono delle strategie sovranazionali da innescare, come la concertazione di nuovi accordi sul controllo della spesa e sui budget da stabilire. Dall’altro ci sono gli sfruttamenti delle risorse più importanti del Paese.

L’ambiente e la cultura sono le due risorse (asset li chiamano quelli che ne sanno) di grandissimo e riconosciuto valore che l’Italia possiede e per le quali è conosciuta in tutto il mondo. Sono il patrimonio ambientale e quello culturale che potrebbero rappresentare i nostri giacimenti di petrolio e di gas naturale da usare per una rinascita.

La Norvegia con la sua rinascita sociale fatta di equità non si sarebbe mai sollevata dalla sua povertà senza il petrolio del mare del nord. Allo stesso modo Chavez o Lula da Silva non avrebbero nemmeno potuto concepire riforme sociali senza il generoso rubinetto delle risorse naturali a cui attingere e senza i conseguenti lauti guadagni da riutilizzare.

Quindi all’Italia servono giacimenti. A mio avviso gli unici due utilizzabili a brevissimo periodo sono questi due: l’ambiente e la cultura. 

Qualsiasi materia prima però, per essere venduta, commercializzata e per generare guadagni, necessita di tecniche estrattive che richiedono a loro volta investimenti. Per iniziare a guadagnare soldi dal petrolio, ad esempio, occorrono studi, infrastrutture tecniche, progetti e infine trivelle e pompe. Poi dopo servono anche società del terziario che si occupino della commercializzazione e della distribuzione, della strategia dei mercati e di altro ancora.

Anche l’ambiente e la cultura necessitano esattamente delle stesse cose. Occorre investire denaro in questi due asset, per ottenerne vantaggi. Ripartire dalla cultura e dall’ambiente (sempre che si tratti davvero di due cose diverse) significa innanzitutto ripartire dalla formazione delle professioni necessarie alla valorizzazione. Occorre che l’Italia produca tecnici della tutela del territorio, della valorizzazione e del mantenimento del patrimonio culturale e della sua promozione e diffusione internazionale. Occorre investire in fruizione e diffusione della conoscenza di quello che abbiamo. Diffondere conoscenza nelle nostre scuole, ma anche fra i nostri cittadini, oltreché in tutto il mondo.

Un paese esportatore di petrolio avrebbe certamente una politica che agevolerebbe lo studio dell’ingegneria e della geologia, oltreché del marketing e delle tecniche di commercializzazione delle materie prime.

Così la rinascita dell’Italia deve necessariamente ripartire dalla formazione delle professionalità necessarie allo scopo, agevolando il rientro e l’utilizzo delle professionalità che già esistono ampiamente sul territorio.

la rinascita dell’Italia deve ripartire dalla competenza nelle professioni e nei ruoli inerenti l’ambiente e la cultura, a tutti i livelli.

Non è più pensabile che gli amministratori e i politici eletti si occupino di questi due argomenti così delicati secondo il proprio gusto personale o che utilizzino gli enti e i siti come serbatoio di clientela.

Adesso si deve necessariamente fare sul serio. Anche nei paresi arabi, dove le monarchie assolute piazzano i cugini del re a capo di ogni società, quando si tratta di progettare un pozzo estrattore o di commercializzare il prodotto si affidano ai professionisti. Poche chiacchiere.

Ebbene, la strategia più semplice per ricominciare in Italia è rappresentata da due sole voci:

1 – Considerare primaria la spesa per l’ambiente e la cultura, immodificabile e irriducibile  essendo fissata per triennalità, da considerarsi investimento quindi non all’interno del patto di stabilità.

2 – Affidare a tecnici ed esperti la gestione dei siti ambientali e culturali. Meritocrazia unita alla verifica dei risultati raggiunti.

Questo c’è da fare. Adesso.

Gianluca Floris

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