Basterebbe vedere quello che in passato ha funzionato.

In Italia le uniche città dove i valori immobiliari tengono e dove le attività commerciali continuano ad avere un senso economico sono le città d’arte e quelle di ambiente naturale attrattivo per il turismo. Quello che avevano costruito i dogi a Venezia, i Medici a Firenze e i papi a Roma ha fatto sì che ancora oggi milioni di persone l’anno vengano a visitare questi luoghi carichi d’arte. Quello che i nostri padri hanno tutelato come patrimonio ambientale è ancora oggi fonte di ricchezza.

Il lavoro di quegli antenati ha provocato la ricchezza degli abitanti e degli imprenditori ancora oggi. Quei favolosi investimenti continuano a fruttare ancora oggi. Quelle meravigliose ricchezze naturali danno oggi da mangiare a intere comunità.

Si trattava di un passato dove si aveva il coraggio di intervenire pesantemente sull’idea di futuro che si intendeva disegnare per la propria città, per il proprio stato. Leggetevi anche gli editti e le leggi che regolavano la tutela e il mantenimento delle foreste come quella del Cansiglio della Repubblica di Venezia.

Gli ideatori di quegli interventi erano i governanti di allora, i prìncipi. Gli strumenti di cotanta creazione di bellezza e di ricchezza duratura erano i potenti banchieri e coloro che detenevano i forzieri dello Stato. Tutti volevano abbellire la propria città e mantenere integro il loro territorio per far sì che risplendesse nei secoli e e che la popolazione vivesse florida nei secoli.

Oggi non c’è nessuna idea di quale futuro preparare per il nostro Paese perché per anni abbiamo deciso che l’unico merito che si doveva avere per raggiungere un posto di responsabilità decisionale era la fedeltà a un padrone politico. Negli anni i posti di responsabilità politica e gestionale operativa sono tutti stati ricoperti da un’orda di ebeti inetti, non solo incapaci di qualsiasi visione prospettica, ma completamente privi di qualsiasi anelito etico.

Chi è competente e chi ha strumenti per pianificare e progettare un futuro di crescita per il nostro Paese e per i nostri figli, non ha più spazi nella gestione della cosa pubblica, non ha spazi nella gestione tecnica e delle competenze e così se ne va via. Così perdiamo le energie migliori.

E così nella mia isola, ad esempio, orde di politici e di “opinion leaders”, potenti leccapotente di turno, a spiegarci come puntare su eolico e solare da noi (dove non c’è altro che sole e vento) non si deve fare perché si rovina il paesaggio. A spiegarci come dobbiamo tagliare ancora nella spesa della cultura perché “c’è la crisi”. A fare in modo che ci siano altre raffinerie e altre industrie di trasformazione chimica.

Orde di instupiditi da decenni di servaggio cercano ancora di farci credere che le fabbriche di cultura sono un “di più” al quale si deve rinunciare mentre il futuro nostro non può essere che l’industria pesante. Non si vergognano di dire queste baggianate e anzi guadagnano ascolto attento degli inetti della politica.

Così nel mio Paese si continua a tagliare la spesa per il patrimonio artistico, ambientale e culturale, perché i politici e gli “opinion leaders” ci spiegano che dobbiamo “contenere la spesa” a iniziare da quelle che sono le spese “superflue” come scuola, patrimonio culturale, tutela ambientale e formazione. Dobbiamo continuare a tagliare sull’università e sulla ricerca, creando il paradosso che oggi, tutta la spesa in formazione del nostro Paese, va a vantaggio degli altri paesi dove i nostri giovani cervelli emigrano. Senza apportare benefici al Paese dove i giovani sono stati formati.

Grazie alla ignoranza e alla incompetenza al potere in Italia abbiamo tagliato le materie come Storia dell’Arte e le materie artistiche nei Licei Artistici. Se lo raccontate a qualsiasi altro abitante del pianeta che l’Italia non forma più giovani nelle materie artistiche e culturali sentireste poliglotte risate. Se raccontate bene che per il futuro della Sardegna non si investirà in eolico e solare ma che si cerca di inseguire ancora l’industria chimica e siderurgica vi prenderanno per dementi.

Purtroppo ancora il potere è saldamente in mano a coloro che continuano ad aprire le porte a nuovi centri commerciali che continueranno a inaridire le nostre economie in cambio di un pugno di stipendi miserabili e precari.

Purtroppo è ancora al potere una classe politica di ignoranti e senza strumenti dove si ripete che si devono tagliare le prebende ai privilegiati della cultura (i lavoratori del settore), anziché spendere tutte le nostre risorse in formazione e in patrimonio culturale e ambientale.

Non so ancora per quanto tempo il potere in Italia sarà in mano a questa orda di imbaculi senza strumenti culturali che non sanno far altro che inseguire tesi e ipotesi sballate e senza nessun futuro razionale palese.

Basterebbe vedere cosa è stato il nostro passato. Cosa ha portato alla creazione della identità italiana dal Rinascimento al 900 (per dire) e quali sono le motivazioni delle differenze di ricchezza delle nostre città.

Io non mi stanco di certo di far notare certe cose e di rimarcarle in maniera ridondante. Dobbiamo però farlo tutti. Con più forza e più costanza. Senza stancarci.

Perché questa orda di inadatti senza cultura, senza visione e senza capacità, li abbiamo eletti tutti noi. Ripetutamente.

Anche io, purtroppo. È anche colpa mia.

Gianluca Floris

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One Response to Basterebbe vedere quello che in passato ha funzionato.

  1. Silvio says:

    Caro Floris, grazie per l’articolo di cui sottoscrivo ogni singola parola. Io sono un musicista.
    In tutta onestà non riesco a rimproverare all’Italia di aver inseguito il sogno dell’industrializzaziine, ma di aver buttato a mare tutto il resto: cultura (chissà cosa direbbe oggi Pasolini!) e arte, certo, ma anche un patrimonio artigianale unico al mondo e un’agricoltura fiorentissima.
    Inoltre abbiamo letteralmente fatto irrimediabilmente scempio del territorio.
    Trovo che l’Italia abbia un drammatico bisogno di bellezza, di risollevarsi da un’ignoranza ormai spaventosa.
    Mi permetto di aggiungere che l’altro aspetto assolutamente prioritario, se non imprescindibile, è quello dei cosiddetti diritti civili che, assieme a cultura, arte e ambiente, rappresentano oggi il vero passaggio obbligato verso modernità e civilizzazione.
    Ogni tanto penso che dovremmo contarci, forse non siamo così pochi a pensare così, forse potremmo scoprire di essere addirittura una maggioranza inconsapevole di esserlo, esattamente come quel 76% di italiani favorevole ai diritti civili (dati Eurispes) a dispetto di un 90% di politici contraria, e ad una chiassosa minoranza retriva e chiassosa.
    Come si potrebbe fare, appunto, a contarci per diventare forza propositiva?
    A presto.

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