Il sindaco Massimo Zedda e la politica culturale. Come l’olio e l’acqua.

Arena

Ci sono moltissimi settori dove la giunta Zedda ha impresso una svolta positiva e virtuosa. Per esempio sulla politica della mobilità e sulla gestione del Bilancio o sui costi delle assistenze sociali – anche se molto sostenute dall’operato della Caritas diocesana.

Ma c’è un settore dove il fallimento è stato gravissimo ed è quello del settore cultura.

Il fallimento – beninteso – è tale solo per chi voleva finalmente un diverso approccio alle problematiche culturali. Il fallimento del settore cultura è tale solo per coloro che avevano aspettative differenti, di diversa e nuova attenzione verso le tante realtà che operano nel nostro territorio.

Proprio perché si aveva tutti delle grandi speranze da parte di questa giunta che lo scrivente – assieme al Consorzio Camu – ha lavorato per creare Laboratorio 5, un’esperienza di laboratorio che mettesse sul tavolo le istanze e le idee più importanti per una nuova politica culturale.

Inaugurammo un metodo di dialogo condiviso che fu parzialmente adottato anche dalla Commissione Cultura (non dall’Assessorato) che convocò gli stati generali cittadini prima dell’ennesima distribuzione a pioggia dei sempre pochissimi fondi con i soliti metodi delle precedenti amministrazioni.

La verità è che l’azione più importante della delega alla cultura di un Comune come Cagliari dovrebbe essere quello del sostegno alla politica di produzione e di diffusione della cultura. Di progetti come quelli che sono stati presentati dalla Associazione Don Chisciotte a Villanova che si sarebbe occupata di inclusione sociale e di multiculturalità, e che sono stati ignorati dalla amministrazione Zedda. La verità è che tutto il settore cultura è diventato improvvisamente reietto e marginale perché evidentemente marginale è il ruolo della cultura agìta nella testa dell’amministratore.

E invece quella che è stata la direttiva più importante della giunta, è stata ancora e sempre nella direzione dei deprecabili “Grandi Eventi” utilizzando più del doppio dei pochi soldi destinati alle attività culturali per creare una arena doppione dello spazio già esistente alla fiera. L’idea era quella che facendo dei “grandi eventi a Sant’Elia” si riqualificasse il quartiere. Come se andare a vedere un concerto di Fabri Fibra e poi tornare a casa mia, fosse un modo di riqualificare Sant’Elia.

Faccio giudicare a voi il valore culturale dell’intervento all’Arena Sant’Elia. Potete vedere qui sopra nella foto la stagione di quest’anno e sappiate che il comune ha trovato per questa operazione finora un milione di euro più o meno mentre ne spende sui 400mila per tutti i contributi alle attività culturali.

Basta dare uno sguardo alle linee generali sulla cultura prodotta dalla Amministrazione Zedda per rendersi poi conto che l’unica visione del comparto che si ha è quella economicistica con una ansia parossistica di dare in gestione ai privati gli spazi per la cultura. Nessuna visione d’insieme del ruolo di educazione civica e sociale, del teatro, della musica, delle arti. Solo un’ossessione per fare bandi dovunque. Bandi che – ovviamente – sono ancora lì senza avere determinato nessuna assegnazione e che mascherano il continuo obbligato ricorso alle proroghe. Come le amministrazioni precedenti.

La verità è che la gestione della politica culturale cittadina è rimasta nelle mani del sindaco e del suo spessore culturale personale. E si vede. Il suo ostentato e ripetuto disprezzo per tutti coloro che operano nel settore da anni, il suo unico orizzonte culturale che si ferma agli spettacoli di musica leggera dell’Arena di Sant’Elia e agli spettacoli del Lirico quando si esibisce Michelle Hunzicker, parlano da soli e hanno prodotto quello che è sotto gli occhi di tutti.

Di come la politica culturale del sindaco (non vi appaia ossimoro e non mettetevi a ridere) poi si sia occupata del Lirico, non posso dire prima che si concludano gli iter della giustizia. Posso solo  dire che nel piano della cultura della città presentato da questa amministrazione non erano nominati né il Lirico né il Teatro delle Saline. E non posso nemmeno dire altro sull’impedimento che ha toccato obtorto collo il mio lavoro professionale personale di artista lirico presso il teatro della mia città perché ne parlerò in futuro. Con dovizia di particolari e nei luoghi appropriati.
Gianluca Floris

 

 

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One Response to Il sindaco Massimo Zedda e la politica culturale. Come l’olio e l’acqua.

  1. giancarlo says:

    Purtroppo é cosí, Gianluca, vedremo che cosa succederà ora con i bandi, con il piccolo Auditorium, con gli altri spazi, e soprattutto con la stupefacente (?!) delibera dei contributi …

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