Una risposta di Valeria Orani alla Presidente Commissione Cultura di Cagliari.

Chi è Valeria Orani:
Valeria Orani è una produttrice teatrale italiana e internazionale, con esperienza pluridecennale nel settore e i suoi spettacoli hanno più volte vinto il prestigioso “Premio Ubu”, il più importante riconoscimento per gli allestimenti di prosa.  ex direttrice organizzativa del Teatro Stabile d’Abruzzo oltre che responsabile produttiva di primarie imprese di spettacolo sia di tradizione che di innovazione, cagliaritana di nascita nonostante viva a Roma da molti anni, è una profonda conoscitrice del settore, della realtà italiana e cagliaritana in particolare, visto che ha mosso i primi passi alla CEDAC prima di varcare il mare.

Perché ha risposto a Francesca Ghirra:
Esperta in progettazioni e in finanziamenti alla cultura, come la sua professionalità di produttrice richiede, risponde a Francesca Ghirra, Presidente della Commissione Cultura del Consiglio Comunale di Cagliari la quale sostiene la massima trasparenza dell’operato della amministrazione Zedda in questo settore, a dispetto delle polemiche di questi giorni.

Alcune voci avevano parlato di una presunta vicinanza di un membro della Commissione Giudicatrice dei Progetti Culturali per l’assegnazione dei contributi (Gerarda Ventura) con una associazione (Carovana) con la quale avrebbe più volte collaborato negli anni passati e era sospetto (a sentire queste voci) il fatto che proprio quella associazione avesse ottenuto un ingente finanziamento.

Il comunicato stampa di C.O.S.A.S.S.
Il coordinamento di associazioni C.O.S.A.S.S., del quale Carovana è una delle capofila), ha diramato un comunicato per ribattere a queste accuse. Curiosamente questo comunicato è stato rilanciato (oltreché dalle associazioni interessate) anche dalla stessa Francesca Ghirra e io sulla mia pagina ho affermato fosse strano o quantomeno incauto che un membro della amministrazione che ricopre un ruolo così delicato, prendesse così tanto le difese di una delle parti in causa di questa polemica, prestando il fianco a ulteriori polemiche. 

Sulla mia pagina Facebook:
Ribatte la Presidente Ghirra sulla mia pagina Facebook (che è pubblica) che la trasparenza della azione della Amministrazione non può essere messa in discussione. 
Valeria Orani le ha risposto articolatamente con un intervento che qui vi propongo.

Intervento di Valeria Orani in risposta a Francesca Ghirra:

il nuovo che avanza ha imparato bene ad usare la trasparenza come baluardo della propria integrità. Dopo tutto viviamo in un paese dove un cittadino è onesto anche quando paga in nero l’idraulico quindi cosa ci aspettiamo? Il nuovo che avanza dovrebbe invece considerare meglio ciò che significa trasparenza: a volte ci sono bandi (o meglio “manifestazioni di interesse” – sempre per limitare quelle che sono le basilari responsabilità) scritti in modo che la descrizione del candidato attendibile è talmente precisa che manca solo il numero di scarpe il nome e il cognome, cara Signora Ghirra. Mi spiace contraddire una sua convinzione così strenuamente difesa ma che, mi perdoni, le regalano un’aurea tra il naif e il demodè. Già in altri contesti che hanno preceduto la creazione del vostro Frankestein-algoritmo ho espresso, per quanto possa valere, la mia opinione sul fatto che la politica culturale deve essere una “politica culturale” e non un guazzabuglio di raccolta di impressioni, dolenze, idee e suggerimenti provenienti da operatori culturali, che si traducono in “parametri di valutazione”. Ecco, cerco di spiegare meglio perché penso proprio che la trasparenza da lei così difesa sia una mera illusione: ci sono realtà che non hanno da dedicare ore ed ore della propria giornata su tavoli di discussione, sul cosa sarebbe buono e cosa non lo è. Ci sono persone che lavorano mediamente 10/12 ore al giorno per produrre, promuovere, diffondere la “cultura”. Credo poi che non sia corretto che gli operatori svolgano questa pratica con scala 1:1 , ossia parlando ognuno per se. Un tempo ci sarebbero stati i rappresentanti di categoria, oggi non possiamo più contare neanche su questi. Quindi succede che chi ha più tempo lo trascorra a stretto gomito di amministratori istituzionali, commissari nominati ecc ecc. Ne consegue che quel panorama di problematiche che dovrebbe essere ampio risulti alla fine della fiera molto ristretto e soprattutto molto più aderente a chi dedica il tempo ad essere più mediatore di se stesso che mediatore culturale. Alla fine i numeri parlano chiaro, come una autopsia rivelano quali siano state le esigenze a cui sia stata data maggior importanza. Se i numeri premiano una certa qualità capisci che gli amministratori e gli “esperti” hanno dato peso alla professionalità ed ai risultati, se invece premiano una imponderabilità capisci che hanno riconosciuto altri tipi di aspetti, forse legati a delle criticità espresse da singole voci ma non certo legati alla professionalità.

In un corso che tenni a Cagliari l’anno scorso ebbi il piacere di sentire l’illuminante intervento dell’assessore alla cultura del Comune di Sassari che sottolineò il ruolo di un Amministratore Pubblico, differenziandolo da quello di un operatore del settore. Ecco, credo che la politica culturale abbia bisogno di Amministratori Pubblici capaci ed in grado di prendersi le proprie responsabilità, non trasparenti ma lineari, con ciò che è la necessità del contesto amministrato. Avvalersi di operatori culturali non restituisce questa linearità, concede trasparenza, perché si può formulare l’intervento in base a parametri trasparentissimi, ma viziati da suggerimenti molto personali, in sintesi non rende obiettività e competenza, unica vera caratteristica che dovrebbe contraddistinguere una buona “politica culturale”.
Da operatore culturale so come portare l’acqua al mio mulino, se voglio. Lei da funzionario dell’Amministrazione Pubblica può dire di avere la competenza adatta per ritenere giusti o sbagliati gli affidamenti fatti dal Comune per cui lavora? A parte la Cedac, di cui ho già parlato, come crede possa esser letta la graduatoria delle erogazioni? Chi è professionista, per esempio, di fronte ad una assegnazione ridicola dovrebbe restituirla senza battere ciglio, ma chi non è professionista per quale arcano motivo dovrebbe ricevere soldi pubblici per il suo lavoro, fossero pure 200 euro? Ecco questa capacità di comprensione minima fa la differenza tra chi è capace e chi non lo è. Se la vostra politica culturale è mettere in una stessa caratura situazioni come il Circuito Regionale e l’Associazione pizza e fichi, dal mio punto di vista è “campagna elettorale culturale” e non “politica culturale” (e aggiungerei anche campagna elettorale fallimentare).
Con rispetto per Lei e per chi fa il mio lavoro, noi operatori culturali non siamo adatti come interlocutori e abbiamo maledettamente bisogno di interlocutori competenti diversi da noi.

Valeria Orani

Advertisements

About gianlucafloris

"gianlucafloris" punto "me" "gianlucafloris" dot "me"
Gallery | This entry was posted in Uncategorized and tagged , , , , , , . Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s