Uno svarione colossale della giornalista Dott.ssa Francesca Barzini della RAI

Una precisazione della associazione CPI (Cantori Professionisti d’Italia che associa gli artisti lirici italiani) su una grave inesattezza della giornalista Dott.ssa Francesca Barzini. Questa inesattezza fa parte della vulgata imperante da qualche anno in Italia che vorrebbe troppi soldi spesi per il comparto lirico. È vero il contrario: che l’Italia, patria dell’Opera che è la forma d’arte italiana attualmente più conosciuta e rappresentata in tutto il pianeta, è la nazione che spende di meno al mondo nel settore. Qui i dati che confutano l’affermazione della giornalista.

Martedì 26 novembre 2013, un servizio del TG3 delle 14:30, a firma della giornalista Francesca Barzini sosteneva:- “D’altronde, in Italia i teatri vivono da sempre di sovvenzioni statali, oggi si ritrovano i debiti delle allegre gestioni e dei tempi delle vacche grasse. In Francia, Spagna, Regno unito i teatri dell’Opera sono 2, in Germania uno solo. In Italia le Fondazioni liriche a sovvenzione statale sono 14 […] D’accordo, l’Opera l’abbiamo inventata noi, ma forse, non sono un po’ troppi?” *< http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-dd964a6c-f2bc-4c52-a6fbe0beafcda6ad– tg3.html minuto 00.22.17 e minuto 00.24.00 >

I dati della notizia così impostata sono, tuttavia, parziali e fuorvianti, poiché indurrebbero erroneamente a pensare che nei paesi europei citati solo 2 istituzioni sarebbero oggetto di sovvenzioni statali. Tutto ciò porterebbe a desumere o che i teatri d’opera di questi paesi, sommati assieme, superino di poco le dita di una mano oppure che tutte le numerose altre istituzioni liriche siano a finanziamento privato.
Non è così, essendo i finanziamenti pubblici differenziati secondo l’ordinamento politico-istituzionale dei diversi paesi.

In Francia, come giustamente sostenuto dalla giornalista Barzini vi sono solo 2 teatri d’ Opera con finanziamento completamente statale, Opera National de Paris [composta da due sedi, Opera Bastille e Palais Garnier] e Opera comique, fatte salve le risorse provenienti da privati.
Vi sono, tuttavia, 13 istituzioni di carattere regionale che si avvalgono di un finanziamento pubblico sia regionale che, in parte, statale [Avignone, Bordeaux, Lille, Lyon, Marseille, Montpellier, Nancy, Nantes, Rennes, Strasbourg, Rouen, Toulouse e Tours] , nominate, non a caso,“Opera National”, più una serie di teatri (Toulon, Nice, Metz, Sant’Etienne, Limoges etc…) ad esclusiva competenza della cittadinanza.
Nella sola Parigi, parlando esclusivamente del settore dell’opera lirica, solamente Theatre de Champs Elysees è sovvenzionato in prevalenza da privati, laddove l’Opera national de Paris e l’Opera comique si giovano di emolumenti statali e il Theatre du Chatelet trova nel comune di Parigi il suo principale sovvenzionatore.
Il sistema francese è basato, pertanto, principalmente su sovvenzioni di tipo pubblico, siano esse nazionali, regionali o comunali.
http://www.culturecommunication.gouv.fr/Disciplines-et-secteurs/Musique/Organismes-musique/OPERAS-EN-REGION

Va inoltre segnalato che lo stato francese si incarica di finanziare anche centri di produzione e ricerca musicale; istituzioni, in Italia, del tutto inesistenti.
http://www.culturecommunication.gouv.fr/Disciplines-et-secteurs/Musique/Organismes-musique/CENTRES-NATIONAUX-DE-CREATION-MUSICALE2

Per ciò che riguarda la Germania, quasi tutte le istituzioni teatrali e musicali godono di finanziamenti pubblici: essendo uno stato federale, la maggior parte degli emolumenti sono di competenza degli “Enti locali”. In questo caso parimenti si deve però parlare di una prevalenza di finanziamento pubblico, laddove nelle parole della dott.sa Barzini si potrebbe pensare il contrario, dando seguito logicamente all’affermazione secondo la quale in Germania vi sia un solo teatro finanziato da sovvenzioni statali.
In tale impostazione l’ascoltatore può essere messo in errore, poiché potrebbe desumere che tutti i teatri che non possiedono una sovvenzione statale (federale, in questo caso) non siano sovvenzionati dal settore pubblico. Il che non è.
Non deve, tra l’altro, sfuggire il fatto che in Germania i teatri sono nel loro titolo “di Stato” (Staatsoper o Staatstheater)

Aalto Theatre, Essen
Alte Oper (former opera house), Frankfurt
Anhaltisches Theater (in German), Dessau
Badisches Staatstheater Karlsruhe, Karlsruhe
Bayreuth Festspielhaus (Bayreuth Festival Theatre),
Bayreuth
Chemnitz Opera, Chemnitz
Cologne Opera, Cologne
Cuvilliés Theatre, Munich
Deutsche Oper am Rhein (German Opera of the
Rhine), Düsseldorf
Deutsches Nationaltheater Weimar, Weimar
Dortmund Opera, Dortmund
Deutsche Oper Berlin (Berlin German Opera), Berlin
Festspielhaus Baden-Baden (Baden-Baden Festival
Theatre), Baden-Baden
Halle Opera House, Halle
Hamburgische Staatsoper (Hamburg State Opera),
Hamburg
Hessisches Staatstheater Wiesbaden, Wiesbaden
Kiel Opera House, Kiel
Komische Oper Berlin, Berlin
Kroll Opera House (destroyed in 1943), Berlin
Landestheater Altenburg (in German), Altenburg
Markgräfliches Opernhaus, Bayreuth
Mecklenburg State Theatre, Schwerin
Meininger Theater (in German), Meiningen
Musiktheater im Revier, Gelsenkirchen
Nationaltheater Mannheim, Mannheim
National Theatre Munich (Bavarian State Opera),
Munich
Oldenburgisches Staatstheater, Oldenburg (Lower
Saxony)
Oper Frankfurt (Frankfurt Opera), Frankfurt
Oper Leipzig (Leipzig Opera), Leipzig
Opernhaus Düsseldorf, Düsseldorf
Opernhaus Wuppertal, Wuppertal
Prinzregententheater, Munich
Saarländisches Staatstheater (in German),
Saarbrücken
Semperoper (Saxon State Opera), Dresden
Staatsoper Hannover, Hanover
Staatsoper Unter den Linden (Berlin State Opera),
Berlin
Staatstheater am Gärtnerplatz, Munich
Staatstheater Braunschweig, Braunschweig
Staatstheater Darmstadt, Darmstadt
Staatstheater Kassel, Kassel
Staatstheater Mainz, Mainz
Staatstheater Nürnberg, Nuremberg
Staatstheater Stuttgart, Stuttgart
Theater Bonn, Bonn
Theater Bremen, Bremen
Theater Dortmund, Dortmund
Theater Duisburg, Duisburg
Theater Erfurt (in German), Erfurt
Theater Heidelberg, Heidelberg
Theater Lübeck, Lübeck
Theater Ulm (in German), Ulm

http://www.miz.org/institutionen/musiktheater-s43

Analoghe considerazioni possono essere fatte sul mercato operistico in Spagna. Stato federale anch’esso che, negli ultimi trent’anni, ha conosciuto uno sviluppo esponenziale impensabile nel nostro paese, con il moltiplicarsi di istituzioni musicali e costruzione di nuovi teatri d’opera.

Per quanto riguarda la capacità dei finanziamenti ci si limiterà a ricordare che nel 2009, in piena crisi e prima dei violenti tagli del governo Berlusconi nel nostro settore, il FUS ammontava a 210 mln per 14 fondazioni liriche, laddove lo stato francese spendeva 104 mln per la sola Opera National de Paris , come suggerito da questo studio comparativo
http://www.opera-management.fr/assets/memoire-c-westermann.pdf

CPI non può pertanto non far sentire la propria preoccupazione di fronte ad un’ informazione che può indurre in errori di valutazione. Tale situazione, infatti, non contribuisce a formare un giudizio sereno su un settore della società italiana nei confronti del quale urge una seria riforma che veda il coinvolgimento del contributo dei privati con forme differenti di finanziamento (dal merchandising alla sponsorizzazione di singoli eventi), una seria deducibilità della tassazione, forme di prelievo di scopo, politiche di coordinamento del mondo della cultura con il turismo, nonché una profonda riforma delle Fondazioni.
Come ricordato dalla Dott.sa Barzini, L’Italia ha inventato il teatro in musica, l’Opera. Nel mondo l’italiano è parlato grazie all’opera. Questo pertanto è un settore dove il nostro paese ha un vantaggio competitivo donatoci dalla nostra storia. In tal senso CPI ha presentato la candidatura dell’Opera lirica italiana a patrimonio immateriale dell’Umanità presso le sedi CNIU UNESCO, perché questa tradizione abbia il posto che le spetta nella cultura mondiale e nazionale, sicuri che tale raggiungimento abbia anche importanti ricadute economiche sul nostro paese.
CPI auspica un sereno dibattito ed una corretta informazione sull’argomento per promuovere una riflessione collettiva su questi temi perché l’opinione pubblica sia ben informata e possa sostenere l’istanza di cambiamento che riguarda una parte fondamentale della nostra cultura.

Il direttivo di CPI

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One Response to Uno svarione colossale della giornalista Dott.ssa Francesca Barzini della RAI

  1. Alberto says:

    Si può fare in modo che la signora Barzini rettifichi e, magari, porga anche le sue scuse non solo ai lavoratori del comparto lirico sinfonico ma anche a tutti coloro i quali pagano un canone per avere, da una tv pubblica che vive di pubblico denaro, informazioni quanto meno corrette ed obiettive?

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