Lirica patrimonio culturale. Non rottamare ma costruire. @alebaricco @matteorenzi

iogwe

Da artista lirico sin dal 1991 conosco piuttosto bene il settore dei teatri lirici e delle fondazioni lirico sinfoniche, le problematiche, le criticità e quello che ci sarebbe invece da salvare.

Non voglio soffermarmi qui su quello che ci sarebbe da cambiare radicalmente. Tutti noi operatori conosciamo bene tutto quello che ci sarebbe da cambiare. Ma ne parleremo in un altro post.

Parliamo di quello che c’è da salvare.

Parlo dell’Opera Lirica perché è un bene immateriale da salvare assolutamente. Se un domani dovesse mai accadere che il nostro Paese dovesse per caso risollevarsi dall’abisso di incompetenza e inettitudine che lo attanaglia da decenni, l’Opera Lirica Italiana sarà uno degli strumenti migliori per promuovere il nostro Paese nel pianeta. La lirica è una delle parti del nostro patrimonio culturale che gode di maggior riconoscibilità.

Poi la Lirica è uno di quei motivi che spingono i turisti di tutto il mondo a visitare il nostro paese. Come i musei, i monumenti, le ville, le chiese, il vino rosso, la moda. Anche la lirica fa parte di questa fascinazione che ancora oggi, non so per quanto ancora, permette all’Italia di avere qualche debole possibilità di salvezza futura.

La lirica è uno spettacolo costoso perché lo è sempre stato. Nonostante questo in tutta Europa le Opera House sono sostenute dagli stati. Anche negli Stati Uniti – al contrario di quello che si dice – le Opera House hanno una grande attenzione da parte degli stati e dallo Stato Federale i quali rinunciano in blocco a tassare le parti di reddito di coloro che finanziano le strutture. Un sostegno indiretto, ma pur sempre un sostegno “pubblico” con uno Stato che rinuncia alla disponibilità di quei fondi a favore delle Opera House.

Questo perché i teatri sono la casa di tutti i cittadini e il tempo in cui gli spettacoli dovevano essere appannaggio delle corti è per fortuna definitivamente tramontato.

Il sostegno dello Stato fa inoltre sì che sia possibile preservare il nostro patrimonio teatrale musicale dai danni del tempo. Esattamente come accade per le opere dei musei, anche le opere liriche o sinfoniche hanno costante bisogno di manutenzione. Di revisioni critiche, di adattamenti, di verifiche sulla drammaturgia, di potature e di recuperi che permettano di rendere meglio fruibile tutto quell’enorme patrimonio per il futuro.

Perché le Opera House sono da considerarsi non come produttori di spettacolo di intrattenimento, ma come presìdi democratici fondamentali: come i musei e le biblioteche.

Esattamente come loro vanno ripensati nel modello gestionale e organizzativo, questo è certo.

Ma sicuramente qualsiasi futuro miglioramento non potrà mai passare dalla negazione del ruolo pubblico dei teatri d’Opera. Voler ridurre queste case a luoghi di produzione di puro intrattenimento sarebbe come salvare in una biblioteca solo i libri più commercialmente validi oggi.

E parimenti nessun futuro miglioramento sarà mai possibile senza una adeguata attenzione nel quanto e nel come vengono erogati i fondi e nel come vengono utilizzati.

Occorre, questo sì, una nuova attenzione nella gestione di questi centri di spesa pubblici con sanzioni per i gestori incapaci e con il loro inserimento in una lista nera come autori di performance dannose.

Ma occorre evitare, ecco il senso di questo mio intervento da semplice cantante comprimario professionista e da semplice regista d’opera, che si pensi alla lirica come semplice spettacolo di intrattenimento.

La ritengo una lettura semplicistica e riduttiva del ruolo che ancora oggi ha l’Opera Lirica Italiana nel mondo.

Quindi l’esortazione è a non distruggere quello che di buono c’è ancora nel sistema delle nostre Opera House, ma a adoprarsi per ricostruire il sistema in maniera efficiente. E secondo me l’efficienza del sistema sarà quella di rendere la Lirica un veicolo di promozione nel mondo del marchio “Italia” (cosa che già è) e di renderla disponibile per un numero più grande possibile di cittadini a prescindere da censo o età. L’esempio di alcuni teatri come Torino o Palermo dovrebbe indicare la strada per tutti gli altri in quanto a coinvolgimento dei giovani nelle loro attività.

Insomma, a me questa cosa di chiudere la contribuzione dello Stato alla Lirica mi pare un’idea non efficace e non giusta. Se non siamo noi italiani come collettività a occuparci di mantenere vivo il nostro patrimonio culturale, chi lo farà? I “privati” da soli?” Non lo ritengo giusto o perlomeno non lo sarà fino a quando la spesa per i nostri teatri non sarà almeno uguale in percentuale di PIL a quello della Francia, o della Germania, o di altri stati europei.

I teatri della sola Berlino o della sola Parigi ricevono molti più denari di quanto non ne ricevano tutti i teatri italiani attraverso il FUS.

Cominciamo quindi a ricostruire anziché a dismettere. O almeno cerchiamo di farlo se condividiamo l’importanza di questo nostro patrimonio culturale immateriale per il quale l’Italia è conosciuta nel mondo.

Gianluca Floris

About gianlucafloris

"gianlucafloris" punto "me" "gianlucafloris" dot "me"
Gallery | This entry was posted in Arte, Cultura, Culture, Italy, Lyric Opera, Opera and tagged , , , , , , , . Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s