L’italia vende la Sardegna alla Svizzera – Questa cosa del Canton Marittimo spiegata bene.

SarSwiss

Da qualche tempo si parla di questo gruppo nato su FaceBook che potete trovare a questo link. Si chiama “Canton Marittimo” ed ha anche un sito internet che potete visitare cliccando qui

Si tratta di una iniziativa nata un po’ per scherzo un po’ per provocazione, ma che adesso sta raccogliendo tanti di quei fan da lasciar presumere di poter raggiungere e superare i 10mila seguaci in breve tempo.

Si tratta di un gruppo che ha già suscitato l’attenzione della stampa nazionale e internazionale e che, ci scommetto, farà parlare di sé sempre di più.

L’idea:
L’idea è che l’Italia possa vendere la Sardegna alla Svizzera in cambio di una sostanziale quantità di denaro che permetta all’Italia di ridurre o azzerare il proprio debito pubblico.

I sardi rimarrebbero abitanti e proprietari della loro terra, conservando la loro lingua e le loro tradizioni. Solo che la Sardegna diventerebbe un cantone della Confederazione Elvetica e che quindi avrebbe d’improvviso tutta l’autonomia i diritti e le tutele culturali, linguistiche ed economiche che la Svizzera garantisce ad ogni suo cantone.

L’idea è quella di entrare nella Confederazione Elvetica per permettere alla Sardegna e ai sardi di godere immediatamente di tutta l’autonomia e le tutele che l’Italia non garantisce e che non ha mai garantito (p. es. la vertenza entrate con i soldi che lo stato centrale non ha mai versato alla Sardegna).
La Sardegna avrebbe così un governo cantonale di enorme autonomia all’interno della cornice delle leggi della Confederazione. La lingua locale avrebbe la sua tutela sia come italiano (come già accade nel Ticino), sia come sardo (come già accade con la lingua romancia) senza battaglie estenuanti sul bilinguismo riconosciuto o meno. La Svizzera da sempre riconosce le identità linguistiche dei suoi territori.

Inoltre la Sardegna, diventando territorio Svizzero, godrebbe delle severissime tutele naturalistiche e paesaggistiche che la Svizzera riserva a tutto il suo territorio, oltreché delle opportunità di investimenti che la Svizzera offre alle companies di tutto il mondo.

Gli oppositori:
Più che oppositori, si tratta di persone che – vista la fantasiosità del progetto – si limitano a deriderlo liquidandolo con due battute.
Molti evidenziano la impossibilità dell’operazione data la Costituzione Italiana che sancisce l’indivisibilità del territorio dello Stato – ad esempio – e molti altri parlano invece di “sottrarre la Sardegna ai sardi consegnandola alla Svizzera”, dimostrando però di non aver compreso i termini dell’idea, che invece – al contrario – garantirebbe (così come è formulato nel gruppo) maggiormente la sardità, i diritti e le prospettive future dei cittadini sardi.
Molti altri dubitano che si possa tecnicamente “vendere” un territorio di uno Stato sovrano ad un altro Stato, anche se storicamente abbiamo qualche esempio che ci proverebbe il contrario.

I limiti del progetto:
Innanzitutto secondo me non si tratta di un progetto realizzabile. Bisognerebbe aprire una vertenza nella quale il popolo sardo dovrebbe proporsi compattamente per questa soluzione, con un referendum di significativa partecipazione.
Poi non è per niente detto che – anche ammettendo che l’Italia voglia e possa un domani vendere la Sardegna – la Svizzera sia intenzionata ad acquistarla e ad acquistarla per una somma che giustifichi l’operazione.

Cosa penso io:
Che mi piacerebbe molto far parte di uno Stato che tutela le autonomie, le lingue e le tradizioni locali.
Che mi piacerebbe molto appartenere a uno Stato che tutela davvero il suo territorio e che pianifica la sua manutenzione con regolarità.
Che mi piacerebbe moltissimo far parte di uno Stato che è neutrale e che non partecipa a nessun conflitto.
Tuttavia penso anche che, anche passando a far parte della Svizzera, i sardi sarebbero sempre gli stessi con tutto quello che ne consegue. Penso che quindi la vera causa dei problemi della Sardegna, alla fine di tutto, sono soprattutto gli stessi sardi, molto più dello Stato centrale.
E quindi penso che, se non ci decidiamo a operare attivamente per una crescita di consapevolezza di tutti noi cittadini della Sardegna, non basterà passare sotto la bandiera di uno stato più civile del nostro per dare una prospettiva ai nostri figli.

Detto questo, auguro una lunga vita a questo progetto “folle” acciocché diventi un pungolo sempre più presente per ragionare davvero su chi siamo come popolo e su quale sia oggi, in definitiva, la nostra vera identità.

Gianluca Floris

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