Ecco perché l’Italia non ce la farà. Sfida impossibile per @dariofrance @matteorenzi e per tutti noi.

images

Immaginate una persona che deve andare da Roma a Firenze per presentare un progetto ad una grande industria, o a un ente pubblico, da parte di uno studio (poniamo) di architettura.
Ecco, immagino che la cosa più importante che vorreste sapere sia in che cosa consiste questo progetto. Che cosa, dove, come, quando, quanti fondi necessiterà, in quanto tempo realizzarlo, quante persone dovranno lavorare alla realizzazione, ecc. ecc.

E invece immaginate che le uniche preoccupazioni dello studio di architettura e dell’ente che deve ricevere la persona che presenterà il progetto siano relative a quale mezzo di trasporto userà. Si discute ininterrottamente se utilizzerà il treno, se andrà con pasaggi auto trovati su blablacar, se ci andrà con una macchina elettrica, con una moto, se ci andrà con una corriera, con la macchina sua, se con una aziendale o con la macchina di sua moglie, se userà un motore elettrico TeslaMotors o con un segway, se ci andrà in bicicletta o con i rollerblade.

E immaginate che questo infinito dibattito rimanga su queste tematiche e mai, ripeto MAI, si affronti il problema del contenuto del suo viaggio: il progetto che questa persona dovrà esporre, la sua qualità e utilità.

Ecco, la differenza fra l’Italia e il resto del mondo è che in Italia nessuno parlerà del contenuto della presentazione e tutti invece parleranno del mezzo di trasporto da utilizzare.
Era solo un esempio per raccontare – dal mio punto di vista – il perché l’Italia non è in grado di affrontare la modernità e di governare il futuro per i nostri figli.

In Italia la qualità dei contenuti non ha nessuna importanza. A nessuno di coloro che hanno responsabilità di governo della cosa pubblica o delle imprese interessano i contenuti. I produttori di contenuti non sono pagati, in Italia.

Tutti dibattono sul problema dei giornali cartacei o online, e nessuno sul problema dei contenuti da offrire. Tutti dibattono sulle lavagne interattive o sugli iPad a scuola, ma nessuno che si preoccupi di riorganizzare i flussi di contenuti da offrire agli studenti, della formazione dei formatori scolastici.

Tutti in Italia si preoccupano che i programmi e i progetti vengano presentati con una forma burocraticamente ineccepibile, e nessuno si preoccupa della qualità dei progetti e dei programmi. Tutti si preoccupano di quanto poco pagare i politici e nessuno si occupa di come pretendere che lavorino per il bene della collettività.

Questa tara mentale e culturale italiana ha fatto sì che i produttori di contenuti non vengano considerati e non vengano pagati e che accadano cose strane. Qualche esempio.

– I nostri laureati e formati ad alto livello, formati nelle nostre scuole e nelle nostre università, vanno all’estero dove le qualità di produzione di contenuti vengono ricercate, apprezzate e pagate. Cioè l’Italia spende per formare produttori di contenuti che lavoreranno per altre nazioni, per altre realtà.
– I nostri storici dell’arte, gli esperti di valorizzazione del patrimonio artistico, non hanno lavoro e non vengono utilizzati secondo le loro professionalità.
– I giornalisti migliori vengono mortificati costretti a fare il lavoro dei grafici a tavolino mentre coloro che vanno a raccogliere le notizie per strada vengono pagati dieci o venti euro a pezzo.
– I nostri artisti migliori nel campo della musica classica (patrimonio per il quale l’Italia è famosa nel mondo) vanno all’estero a guadagnarsi il pane perché in Italia ormai i teatri non pagano gli artisti quanto tutto il resto del pianeta. (essere pagati dopo 24 mesi equivale a non essere pagati).

Tutti questi esempi dimostrano come l’Italia e gli italiani non siano più in grado di capire l’importanza dei contenuti, non li valorizzino, non li considerino importanti.

Ecco perché, secondo me, in Italia non c’è nessuna prospettiva per chi produca contenuti. Ecco perché non spendiamo i fondi europei che abbiamo a disposizione, ecco perché non si punta sul nostro patrimonio culturale (l’unico motivo di apprezzamento nel mondo dell’Italia), ecco perché l’Italia è superata dalla Francia come attrattiva turistica, ecco perché oggi nessun diplomato nei conservatori ha speranze di fare in italia il mestiere artistico per il quale è stato formato.

In Italia i contenuti non sono più riconosciuti come importanti. Ecco perché non ce la faremo, continuando così.

Perché ci salveremo solo portando di nuovo al centro di ogni dibattito i contenuti, i progetti. Oppure ci salveremo andandocene via.

Gianluca Floris.

 

About gianlucafloris

"gianlucafloris" punto "me" "gianlucafloris" dot "me"
This entry was posted in Arte, Cultura, Culture, Italy and tagged . Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s