Una verità incontestabile sullo scempio dei teatri d’opera italiani.

La verità la dice Alfonso Antoniozzi ed è quello che noi professionisti abbiamo sotto gli occhi da una vita. Riporto qui il suo sfogo pubblicato sulla sua pagina Facebook.

Allora, adesso vi dico come la penso e se mi farò qualche nemico pazienza. Negli ultimi dieci anni in teatro sono sorte miriadi di scuoledell’opera con l’obiettivo dichiarato di formare nuove generazioni di cantanti, ma in realtà per riempire i cast sottocosto spremendo i giovani, sottopagandoli e infine buttandoli via per rimpiazzarli con altrettanti malcapitati. Questa meravigliosa pensata ha cancellato dalla faccia della terra, almeno in Italia, il mestiere di comprimario e messo in mezzo alla strada, letteralmente, colleghi che fino al giorno prima con questo lavoro ci mandavano avanti una famiglia. Gli artisti principali sono stati decapitati ed è merce rara trovare un cast composto tutto o in maggior parte da “nomi” (un modo carino per dire professionisti) e le recite fatte nel corso dell’anno si sono ridotte in alcuni casi dell’ottanta per cento perché i teatri al massimo scritturano uno o due “nomi” e li sbattono in scena coi pulcini. Nel frattempo i cachet sono finiti in cantina insieme alla qualità degli spettacoli e alla certezza del pagamento. Per tutto questo ESODO DI POSTI DI LAVORO e per ogni collega che è finito in mezzo a una strada per via di queste scelleratissime decisioni non si è mai alzata una voce. Non una. Ma non sia mai che, per esempio, il posto di segretaria dell’assistente del capo del personale sia a rischio: per assicurarci che non manchi il fondamentale contributo di codesta Carneade alla storia del teatro siamo pronti a paralizzare l’attività. Ecco: alla luce di questo credetemi MI COSTA PARECCHIO mantenere il mio senso di solidarietà sociale, quando la categoria artisti di solidarietà non ne ha mai avuta. Mai. Manco mezza punta di cucchiaino.

Alfonso Antoniozzi

Aggiungo un P.S. tutto mio (privilegi del “tenutario” di queste pagine)

A dirla tutta, potrei capire quelle accademie che fanno debuttare i giovani nei ruoli principali. È il caso della Scala, ad esempio. Sarebbe quello il loro vero ruolo formativo, alfine.  Le parti da comprimario e caratterista affidate a studentelli, invece, espongono i novizi solamente ad un inutile ludibrio perché sono parti scritte per artisti esperti e scafati nelle quali un giovincello non ci sta a far nulla. Uno studente di lirica deve debuttare ne ruoli principali.

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