Fondazioni Liriche Italiane – Un auspicio, anzi, molti.

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Siamo alla vigilia dell’anno zero delle Fondazioni Lirico Sinfoniche italiane. Dal 2015 entrerà a pieno regime la “Legge Bray” che riforma il comparto dei Teatri Lirici Stabili Italiani.

Il mio auspicio è che le Fondazioni Liriche possano tornare ad avere la possibilità di operare come i loro omologhi europei, che godono di ottima salute.

Il mio auspicio è che le Fondazioni Liriche Italiane finalmente tornino a pagare gli artisti solisti e i fornitori di scene e costumi con i tempi di una società civile.

Il mio auspicio è che le Fondazioni Liriche italiane inizino a programmare le loro stagioni di cartellone solo con una adeguata copertura finanziaria, in modo da poter pagare gli artisti e i laboratori come si conviene a un paese civile.

Il mio auspicio è che le Fondazioni Liriche Italiane tornino ad essere un palcoscenico dove i più grandi artisti italiani e stranieri tornino ad esibirsi con fierezza e non “se ci rimane tempo fra un teatro europeo e l’altro“, visto che in Italia si sa quando vai in scena (più o meno) ma non sai se e quando verrai pagato.

Il mio auspicio è che le Fondazioni Liriche Italiane non considerino più gli artisti solisti e i fornitori come “Banca” alla quale rivolgersi per allestire stagioni e acquisire punteggio FUS, vendere abbonamenti e biglietti senza poter pagare le prestazioni, o pagandole dopo anni.

Il mio auspicio è che le Fondazioni Liriche Italiane tornino ad essere un tempio della Lirica, arte italiana apprezzata in tutto il mondo, e non siano più considerate un luogo dove si allestiscono stagioni di basso livello o peggio.

Perché le Fondazioni Liriche ricevono molti soldi pubblici e li devono restituire alla cittadinanza. E restituirli non vuol dire allestire stagioni di basso livello artistico, assoldare dilettanti o principianti per esigenze di budget, usare sistematicamente il sistema del non-pagamento delle prestazioni artistiche.

Perché oggi sta accadendo che – pian piano – i nostri grandi artisti italiani oramai si esibiscono quasi solo all’estero e stiamo perdendo l’eccellenza italiana del settore.

Perché oggi sta accadendo che un artista, prima di accettare un contratto in Italia, vede se in quel periodo non ha altro da fare all’estero e l’impegno in una Fondazione Italiana lo si prende se non si ha altro da fare.

Perché stiamo perdendo la nostra eccellenza artistica e artigianale della scenografia, dei costumi e dell’attrezzeria perché sta venendo a mancare quella palestra che le Fondazioni sono sempre state.

Perché sempre meno giovani pensano di fare una carriera in Italia e vengono formati dai nostri Conservatori per andarsene ad arricchire cartelloni di altre paesi europei e stiamo perdendo il futuro artistico dell’Opera Italiana.

Spero davvero che questo possa accadere e spero che tutti si rendano conto che – se questo non avverrà – la legge Bray prevede la chiusura e la liquidazione delle Fondazioni che non ci riescono.

Mi piacerebbe ce ne rendessimo conto tutti.

Gianluca Floris

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