Ai giovani cagliaritani non interessa la ex Manifattura Tabacchi di Cagliari come spazio culturale

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La Ex Manifattura Tabacchi di Cagliari è stata destinata dalla Giunta Regionale ad essere un “polo” per l’innovazione e per le startup. E fin qui, tutto bene. L’innovazione e la creatività d’impresa sono strumenti importanti per poter dare un futuro alla nostra terra.

Ma a noi vecchi (ho 52 anni, ormai) ci avevano illuso per decenni facendoci sperare che la Ex Manifattura sarebbe dovuta diventare un’altra cosa. Pensavamo alla ex Manifattura a uno spazio come il Matadero d Madrid, come il District 798 di Pechino, come lo Zo di Catania, lo Saziotorino, gli ex Macelli di Testaccio e come altri esempi in Italia, in Europa e nel mondo.

Pensavamo, noi vecchi, ai 22mila metri quadri dell’ExManifattura come un grande spazio dedicato all’arte, alla cultura e all’artigianato.
Pensavamo che sarebbe stato uno spazio dove ci sarebbero stati:

– Spazi prova per le compagnie di danza che debbano provare spettacoli
– Spazi prove per compagnie teatrali che debbano provare spettacoli
– Spazi prova per gruppi musicali estemporanei di qualsiasi genere musicale
– Atelier di pittori (ospitati a rotazione)
– Atelier di videoartisti e autori (ospitati a rotazione)
– Spazi prova per performers (ospitati a rotazione)
– Spazi per associazioni di lettori
– Spazio per cinema all’aperto
– Spazio per spettacoli all’aperto
– Ospitare i principali festival di letteratura
– Spazi per laboratori di animazione per le scuole
– Spazi per reti destinatarie di fondi per progetti europei
– Spazi performativi estemporanei per studenti dei conservatori e Accademia di Belle Arti
– Spazi per la gastronomia a Km. zero (operatori a rotazione)
– Spazi per la gastronomia etnica di tutto il mondo (operatori a rotazione).
– Atelier di artigiani locali (ospitati a rotazione)
– Spazi per seminari e convegni di studio
– Studi radiofonici temporanei di radio locali (Per programmi di pubblico interesse)
– Studi televisivi temporanei di tv locali (per programmi di pubblico interesse)
– Spazi per la giocoleria e le arti circensi (operatori a rotazione)

Per noi vecchi, la ExManifattura, arricchito di tutti questi apporti, sarebbe stato uno straordinario facilitatore di contatti, incroci di esperienze e di progetti comuni e condivisi.

Ma evidentemente noi vecchi sbagliamo. Sbagliamo perché a tutti i giovani artisti cagliaritani, a tutti i giovani operatori della cultura, dell’occasione persa dell’ExManifattura non importa nulla. Nessuna voce di giovani “contro” la decisione tutt’altro che partecipata da parte della Giunta Regionale.

Nessun flash mob, nessuna riunione sotto gli assessorati regionali, nessuna simbolica “occupazione” dello spazio. Insomma, ai giovani non importa nulla di questa occasione sprecata.

Sono sicuro che c’entri anche la cronica sfiducia nel futuro che attanaglia le nostre nuove generazioni, la convinzione che “tantononcambianulla” che è il vero tumore della società cagliaritana e sarda (oltreché italiana).

Ma è triste per me constatare che ai giovani artisti, operatori culturali e artigiani, manchi qualsiasi interesse per questo scippo autentico al nostro futuro.

Perché solo noi vecchi siamo ancora convinti che dalla cultura diffusa, condivisa e partecipata possa nascere un futuro migliore per tutti.

Ai giovani, a quanto vedo, non gliene frega un fico secco. L’unica speranza è che noi vecchi siamo sempre più la maggioranza della popolazione italiana, sarda e cagliaritana. Magari possiamo provare a farci sentire noi.

Visto che i giovani non sono interessati all’argomento, intanto vi riposto qui i contributi di due vecchi come me, che sono un riferimento nel panorama culturale da anni. Li ho presi dai contributi nel sito di vitobiolchini.it, dove si trova anche il mio.

Gianluca Floris

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Cicci Borghi
Cagliari pre-elettorale. L’ex manifattura tabacchi sarebbe il luogo migliore dove mettere in pratica l’incipit del manifesto del mito modernismo: fare dell’arte azione. Farla, prescindendo dal virtuale e restando nel corporeo e nel carnale.

A Cagliari, in ex manifattura tabacchi ci sarebbe posto per ogni tipo di avventura che riguardi la cultura. La cultura nel presente storico e nel futuro storico.

Ex Manifattura mia per enorme che tu sia, resti sempre un’utopia.
Recitano così Paloma e Palmira, le due palme ex sigaraie ed ex maschere del CineTeatro Due Palme di Cagliari. Quando non recitano cantano. Quando non cantano parlano. Quando non parlano sospirano.
Parlano dell’utopia di un luogo che sarebbe ideale per fare cultura tutti i giorni in Manifattura, a ciclo continuo.
Cultura da fare con il corpo: il corpo del performatore, il corpo dell’attore, il corpo del danzatore, il corpo della marionetta (con o senza fili), il corpo di automa meccanico (anche prima che diventi telematico), il corpo di una palma e dell’altra… il corpo di chiunque voglia agire in prima persona.
Tutte le variazioni possibili e immaginabili di chi voglia mettersi a fare a mano libera, a corpo libero e a testa altrettanto libera.
Per ora, Paloma e Palmira, hanno scampato il contagio del punteruolo rosso ma, con i tempi e ipoteri che corrono, non si può mai dire. Intanto nessuno del Palazzo ha mosso e muove un dito per fermare la strage delle palme di città.
Il punteruolo rosso si è inurbato a Cagliari, arrivando da Pula.
Da Pula arriverebbe Sardegna Ricerche per insediarsi tra le mura della Manifattura.
Un giorno o l’altro, sotto i portici del Palazzo Regionale e sotto i portici del Palazzo Municipale, risuonerà l’antico grido collettivo tremate tremate le palme son tornate.
A Cagliari, città di mare, l’intera Manifattura potrebbe diventare un nuovo approdo da aggiungere a tutti quelli già presenti sul fronte del porto e sull’intero lungomare.
Intanto è primavera. La natura si risveglia fuori e dentro le mura di città e anche tra le mura della sua Manifattura.
Ci pensano le due palme ex-aziendali (come il CineTeatro Due Palme altrettanto ex aziendale al quale facevano da insegna) a germogliare e rifiorire.
Anche loro aspettano di sapere la verità sul destino dell’ex Fabbrica della Creatività.
Tra non molto anche quella creatività lì diventerà ex.
Aspettano Godot? Forse un finale di partita? Un finale diverso di quella partita politica e burocratica tra Regione e Comune, magari giocata nello stadio di città e di quartiere che non si chiamerà più Sant’Elia.
Aspettano anche gruppi, associazioni e compagnie varie che in quel formidabile – e chiaramente ingovernabile – compound, vorrebbero riunirsi in un gran condominio per inventare cultura, arte, spettacolo, musica, danza e cinema.
Tutte le arti maggiori e anche le minori. Avanti c’è posto e ce ne sarebbe per tanti che, al momento, si ritrovano con buoni crediti nelle attività culturali quanto a ricerca, sperimentazione e produzione.
Palma Paloma e Palma Palmira avevano fatto la bocca all’idea di un grande Centro di Produzione, acquartierato intorno a loro due pronte a far da muse tutelari (ma non clientelari).
Qui da noi si faccia cultura | fuori dai giuochi e con premura – dicono all’unisono.
Loro due palme che, in altri tempi, hanno fatto scioperi, cortei e manifestazioni di piazza, sono una coppia di fatto ante litteram.
Sono state capopopolo e apripista, femministe e operaiste. Vorrebbero tornare a esserlo se il destino della loro Manifattura fosse segnato in modo diverso dalla prevista destinazione d’uso.
Chi diavolo è che trama una congiura | alle spalle della Manifattura? – chiedono raccogliendosi la chioma dietro la nuca. Nessuna risposta.
Spunta qualche papavero nella terra degli aiuoloni del cortile. Questi son fiori che fanno colore. Altri (e alti) papaveri, più in là sotto i portici di via Roma, fanno tutt’altro.
Giù le mani dalla Manifattura | o sarà lotta vera e dura – gridano le palme nell’aere, spaventando combriccole di piccioni.
Al momento, l’intera Manifattura si presenta come un pianeta parallelo rispetto alla città.
In questo pianeta tutto può capitare, così come succedeva in Ai confini della realtà.

enrico pau
Carlo Antonio Borghi ha completamente ragione, la cosa più bella della “Fabbrica della Creatività” era l’utopia di uno spazio aperto, uno spazio che funzionasse da laboratorio per il futuro, incubatrice delle idee, dei pensieri, delle arti. Uno spazio del rischio e dell’ignoto come devono essere tutti i viaggi dentro la creazione artistica. Io dico che c’era spazio per tutto dentro quel luogo magico, c’era spazio per tutte le ricerche possibili quelle scientifiche e quelle artistiche. Negare il sogno coltivato da anni, un sogno comune a tutti quelli che operano nella cultura, è ingiusto e fa male, inoltre non considerare la cultura un valore strategico come è quello dell’innovazione, è sinceramente miope. Mi sarei aspettato una reazione decisa del mondo della cultura cagliaritana che per il momento tace come tacciono le istituzioni politiche cittadine, tutto questo è triste, come tristi sono le povere palme cagliaritane che da sole devono combattere il punteruolo rosso, ma c’è sempre una speranza Carlo Antonio Borghi, nel mio giardino, ma ne vedo crescere ovunque, crescono almeno dieci piccole palme pronte a prendere il posto di quelle morte o ammalate. Intanto artisti cagliaritani scuotiamoci dal nostro torpore, dobbiamo chiedere con forza ciò che è nostro, ciò che ci spetta, ciò che ci è stato promesso.

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3 Responses to Ai giovani cagliaritani non interessa la ex Manifattura Tabacchi di Cagliari come spazio culturale

  1. Carlo A. Borghi says:

    noi baby boomers siamo i foreveryoung di Bob Dylan, quindi ci tocca fare tutte le parti in commedia

  2. Ai giovani non interessa nulla.
    Noi giovani, a causa forse anche della vostra negligenza, non sappiamo neanche dell’esistenza dell’ex manifattura. Da tempo in tanti chiediamo al comune e alle istituzioni degli spazi per poter vivere in libertà la nostra città, dove sperimentare nuove forme di cittadinanza e di politica dal basso senza aver mai ricevuto una risposta concreta.
    Per questo dico, per piacere, non scriva che ai giovani non interessa un fico secco. Significa che non abbiamo futuro, che la prospettiva non le interessa. Il suo è un ragionamento quasi conservatore che svilisce e in qualche modo offende l’operato di noi giovani (sicuramente pochi, ma siete voi che ci avete messo in questa situazione abbandonando la città ai democristiani o ai loro amici per anni) che da qualche anno cerchiamo di invertire questa tendenza.
    Questa dicotomia tra vecchi e giovani va superata, siamo in un periodo difficile e c’è bisogno dell’aiuto di tutti per cambiare davvero la città.

  3. Lei ha molta ragione, amico mio. Ma tutto quello che adesso resta a quelli della mia età è il provocare. La sua risposta piena di dignità e di indignazione è la prova che ho fatto bene. A presto.

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